10 settembre 2009

FOTOGRAFIA | Rorschach re evolution — Monticelli e Pagone

Carta d'identità
Autori: Monticelli & Pagone
Titolo: Rorschach re evolution
Dove: Galleria Gallerati - Via Apuania, 55 — 00162 Roma
Quando: dal 10 settembre 2009 a lunedì 5 ottobre 2009
Link:
Galleria Gallerati


Si inaugura oggi la mostra del duo artistico Monticelli & Pagone, a cura di Geoffrey Di Giacomo, intitolata Rorschach re evolution.
Alessandro Monticelli e Claudio Pagone lavorano insieme dal 1999 e non tardano a rivelarsi come autentico movimento artistico di rottura. La loro sfida consiste essenzialmente nel forzare i confini concettuali e fisici dell’arte contemporanea, proponendo nuovi argomenti attraverso forme di comunicazione lontane da modelli preconcetti e affrancabili dagli spazi istituzionali. Dopo numerose e importanti mostre di successo in Italia e all’estero, tra cui quella alla Saatchi Foundation con sculture di matrice post-industriale, hanno raggiunto una diffusa notorietà grazie a opere di denuncia sociale, come La Venere dell’immondizia e 500 multe a regola d’arte. La coerenza dei significati e la riconoscibilità della cifra stilistica non impediscono al lavoro del duo abruzzese di schivare ogni rigida classificazione: le tematiche scelte e le tecniche impiegate sono disuguali, non prevedibili e spesso intersecate fra loro. Con l’opera Lezione di anatomia, presentata nel 2008 all’Aquila, la riflessione sul corpo-immagine prende forma in un’installazione site specific connessa a un’azione performativa. In seguito, Rorschach re evolution sviluppa quello stesso disegno nell’invito a riscoprire gli aspetti soggettivi della corporeità, perlopiù trascurati dalla scienza medica. Tele di grandi dimensioni stampate a plotter e sovradipinte con macchie nere in simmetria, ambiscono a captare e assorbire l’attenzione degli spettatori convogliandone i pensieri in una sorta di tacita terapia di gruppo. Le pose anticlassiche e le identità negate dei soggetti esibiti stanno in ironica antitesi con la compiutezza formale dei corpi: l’intelletto mortificato a vantaggio della fisicità sembra trovare un’insospettabile e del tutto singolare occasione di rivalsa”. Carlo Gallerati

© Ph. Roberto Arleo

Monticelli e Pagone perfezionano il test psicologico messo a punto dal Professor Hermann Rorschach all’inizio del secolo scorso. Dopo le prime intuizioni sul linguaggio delle macchie risalenti a Leonardo da Vinci e a Botticelli, il merito di Rorschach è di aver teorizzato e strutturato una metodologia psichiatrica praticabile sui pazienti e tuttora applicata in ambito clinico. Al soggetto vengono mostrate delle tavole su cui sono riportate macchie simmetriche che, a seconda delle risposte che suscitano, documentano un profilo di personalità ed eventuali nodi problematici dell’individuo. Gli artisti si cimentano nella pratica visiva e spettacolare di tale indagine con un video inedito, girato all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in occasione di una performance, e con delle tele che a incastro annullano l’intero spazio rendendolo torbido e misterioso. “Lo spettatore deve rientrare – assicurano gli artisti – nel confine dell’opera stessa”; subentra allora nella sperimentazione simile a una cavia da laboratorio? Sicuramente l’opera avvolge l’intera galleria come lo specchio di una coscienza che ognuno di noi possiede e che adesso deve covare con gli occhi; il riflesso a volte fa più paura della fonte stessa. Lo stato psicologico è un’arma difficile da controllare, la tensione si manifesta con un cliché personale di cui si cerca una verifica aleatoria. Il lavoro esposto sfiora in tal senso la teoria strutturalista secondo la quale l’individuo non è libero e autentico attore delle proprie scelte e azioni, ma è il risultato di strutture che agiscono per lo più a livello inconscio. Nel lavoro di M&P è possibile scorgere un recupero delle sensazioni attraverso una poetica semplice e deduttiva, mimetizzata da un incontro tra immaginario e reale. Sincera e decisa, l’operazione artistica di M&P risulta a volte parecchio provocatoria e irrequieta; spensierata e autentica, non da meno, determina un’astuta anabasi linguistica intoccabile e impermeabile alle critiche. L’opera, priva di classificazione, si impegna a estendere la sintassi formale e irrompe nel sistema dell’arte come una freccia fulminante, a volte disorientandolo e destabilizzandone la convenzionalità e la linearità. Dall’installazione alla tela, dalla performance alla fotografia, il risultato svanisce ostentando l’istante costruttore di un dialogo tra l’opera e lo spettatore. Allora, quasi a voler spiare, gli artisti rincasano nella condivisione e disposizione dello spazio attraverso un’angolazione metalinguistica e dialettica. Il protagonista delle opere è spesso uno degli autori (Claudio Pagone), il quale si auto-ritrae con il volto coperto da una maschera riflettente. L’azione performativa e la rappresentazione bidimensionale sembrano congiungersi esibendo un’evidente volontà di abolire i limiti imposti dai vari linguaggi. Durante la fase realizzativa dell’opera, citando la nota Venere dell’immondizia o le 500 multe a regola d’arte, gli artisti si cimentano con il reale portando a galla il risultato di un duro lavoro che non è copia di un voler fare, ma il fare teso a una ricerca effettiva e realistica compiuta direttamente sul campo d’indagine. A ogni invadenza di natura depuratoria del potere, gli artisti rispondono con personalità e orgoglio, rinnegando con fermezza la sottomissione al calcolo mercantile. Incitamento ribelle al controllo stabile del sistema stesso, l’opera di M&P veicola un senso critico implicito, difficile da digerire ed esuberante, risultando allora efficace nella sua strategia spettacolare. Con questa mostra, propensa a suscitare nuovi stimoli nello spettatore, ribadisco la mia divergenza verso l’ambiguità delle idee, la vaghezza della critica e del suo testo, gratificando il coraggio di chi rischia, affermando concetti e idee nuove”. Geoffrey Di Giacomo

Alessandro Monticelli (1973) e Claudio Pagone (1976) vivono e lavorano a Sulmona (AQ) e a Bologna; nel 1999 creano il sodalizio artistico Monticelli & Pagone, stigmatizzandolo nella sigla M&P. Oltre che in molte collezioni private, loro opere sono conservate nell’archivio ‘Arte del XXI secolo’ della Soprintendenza speciale per l’arte contemporanea di Roma, nell’archivio di arte contemporanea ‘Via Farini’ di Milano e nell’archivio di arte contemporanea ‘Futuro’ di Roma.

 
 
 

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