giovedì 30 aprile 2009

Sebastian Herkner, Bell-Light

E’ di Sebastian Herkner la lampada Bell-Light esposta al Salone Satellite presso il 12° Salone Internazionale del Mobile 2009 di Milano. Egli reinterpreta mestieri tradizionali e tecnologie digitali contemporanee, unisce materiali e tecniche trasformando proprietà estetiche con abitudini. Il prodotto è un apparecchio ispirato ai proiettori e ai riflettori. Questi corpi illuminanti sono fatti di rame, acciaio o di tessuti e possono modificare la temperatura e il colore della luce. È inoltre possibile modificare la posizione e la direzione dei "proiettori". Acciaio, legno di acero, rame e tessuti i materiali usati. Forme, concetti e ambienti mutevoli.



 
 

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mercoledì 29 aprile 2009

AIR, design Daniele Lago

Un trio di prodotti che si distacca da quello che siamo abituati a vedere. Libreria, tavolo e letto che si affidano alla leggerezza come fattore principale. Le strutture portanti in cristallo trasparente tendono a scomparire per donare un effetto in cui mensole, piano del tavolo e letto fluttuino nell’aria, come se fossero sospese nel vuoto. La percezione dello spazio è completamente nuova. Rapporti di pieno/vuoto, leggero/pesante creano nuovi codici di lettura.

Il tavolo è formato da due semplici lastre perpendicolari su cui poggia il piano in legno.
La libreria è composta da montanti in cristallo che sostengono le mensole in legno. Si può posizionare a centro stanza o addossata a un muro, la libreria è free-standing e non necessita dell’ancoraggio a parete.
L’effetto di sospensione nel vuoto diventa molto più evidente nel letto AIR. 
La base del letto in HPL si appoggia su un telaio metallico su cui sono innestate 4 lastre di cristallo che, ruotando, cambiano l’altezza del letto. Sotto il materasso si trovano venti figure del kamasutra che, oltre a divertire e rendere sexy il letto con una simpatica texture forata, consentono al materasso stesso di essere areato. Il tocco finale è dato dalla luce posta sotto la base del letto. Una spettacolarizzazione che, a luci spente, può rendere il riposo della notte unico.



 
 

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martedì 28 aprile 2009

Serra portatile per orchidee, CHIARA

E' dell'architetto Paolo Criveller il progetto di Chiara. Oltre ad essere il nome della sua giovane moglie, Chiara è una serra portatile che permette di mantenere nelle condizioni atmosferiche ideali la vita delle orchidee.
Il progetto è stato commissionato proprio da un gruppo di cultori di orchidee (orchids) che avevano come richiesta un oggetto con maggiore capienza, minore pesantezza, più spettro di manovra nella gestione di umidità e temperatura rispetto a quelli attualmente in commercio.
Questo prodotto è in plexiglass di forma cilindrica, privo di montanti che disturbino la vista all’interno, mentre un'asta in alluminio costituisce l’asse di scorrimento del cilindro, utile all’apertura, oltre la sede dell’illuminazione e della nebulizzazione.
Il basamento inferiore ospita gli impianti per la regolazione della temperatura, dell'umidità e tutto il sistema di ricircolo dell'aria.
La forma è pulita, semplice e geometrica. La possibilità di poter osservare l'interno del cilindro da tutti i lati è molto funzionale. Il prototipo di questo progetto è stato esposto al Salone Satellite 2009.



 
 

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lunedì 27 aprile 2009

Johanna Grawunder colora Glas Italia


Johanna Grawunder porta un pò di luminosità nel Salone del Mobile '09, in corso a Milano, con la mensola XX e il tavolo XXX.
Disegnati per uno dei giganti del vetro, Glas Italia, la Grawunder è stata ingaggiata per portare un pò di colore all'orientamento acromatico e urbano dell'azienda.
Basandosi sulle sue conoscenze empiriche, la progettista ha ideato il tavolo XXX e il sistema di mensole XX in modo che emanino luce senza utilizzare la corrente elettrica. Il curioso nome dei prodotti viene dalle basi a forma di X di entrambi i progetti, differenziati l'uno dall'altro da forme rettangolari e circolari sul piano d'appoggio.

La collezione Glas Italia è esposta nel padiglione 7, stand C15 del Salone del Mobile.



 
 

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domenica 26 aprile 2009

Salone del Mobile 2009 - Milano 22/27 Aprile


Click sui segnaposti per visualizzare l'evento
Click su una delle tre zone di Milano per cambiare mappa.

Courtesy of Wallpaper*


 
 

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sabato 25 aprile 2009

Design week, Salone del Mobile a 360°

Il Salone del mobile è cominciato. Nuovi prodotti si susseguono nei vari stand e nei vari showroom del Fuorisalone. Quest'anno in particolare l'attenzione è puntata sui prodotti d'illuminazione dell'Euroluce. Il padiglione sicuramente più appetibile per curiosi nuovi e designer è il Salone Satellite che accoglie nuove proposte con idee davvero frizzanti! Nei tre giorni che precedono l'apertura ufficiale i vari padiglioni sono in costruzione e i corridoi sono occupati da bancali, spazzatura e oggetti che aspettano di prendere il loro posto. 
All'inaugurazione ogni spazio è pronto per essere esposto ai visitatori e l'ospite d'onore, o testimonial, non manca mai! In particolare all'inaugurazione si è visto, nei corridoi del Salone Satellite, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, seguito da una folla di giornalisti e curiosi. L'apertura dell'intero salone inizia alle 9.30 e si conclude alle 18.30 quando tutta la folla si sposta nel Fuorisalone dove cocktail, musica, design e personaggi del settore s'incontrano in uno spazio ben curato, per offrire un momento di svago culturale. A Corso Como 10 abbiamo incontrato Andrea Branzi e Michele De Lucchi, disponibili a scambiare due chiacchiere sul design e sulla loro filosofia di progetto. Forse non basterebbero due settimane per incontrare tutti i designers che salgono in scena a Milano, sono contemporaneamente in posti diversi della città e non è facile incontrarli sia per la grande diffusione degli eventi nella città sia per problemi di tempo. 
Alla Triennale si può apprezzare il nuovo lavoro di Fabio Novembre, che dopo un anno dalla retrospettiva dell'anno scorso propone una nuova mostra e... citare tutti gli eventi presenti su tutta la "zona salone del mobile" sarebbe un lavoro lungo infinito, ma sicuramente sono da apprezzare anche gli eventi musicali di piazza che si susseguono fino a notte inoltrata, da segnalare quelli in zona Tortona, come per unire la giornata che finisce con una nuova puntata del Salone del Mobile. Vedere Milano in questa settimana ha un gusto diverso da qualsiasi altro periodo dell'anno.

Ph: Roberto Arleo


 
 

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Luca Nichetto premiato al Salone del Mobile!

Luca Nichetto è il vincitore degli Young Designer Talent agli Elle Decoration International Design Award 2009.
Gli ironici e innovativi prodotti disegnati da Nichetto e valutati dalla giuria sono stati realizzati in collaborazione con numerose aziende italiane e internazionali.

Al Salone del Mobile '09 la collaborazione tra Nichetto e Casamania porta alla luce Nuance, una nuova interpretazione della poltrona imbottita, disponibile in due versioni: una da tavolo e una lounge più bassa e accogliente. Nuance si afferma nell'ambiente con sfumature di colori derivate da scampoli di scarto dei tessuti, realizzate da un meticoloso lavoro di tappezzeria manuale che reca un valore aggiunto al prodotto.



 
 

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venerdì 24 aprile 2009

I numeri innamorati di Daniela Rondine

Ispirazione futurismo per i cappellini di Daniela Rondine, che chiama la propria mostra con “Numeri innamorati”, titolo dell’opera di Giacomo Balla. Interessante anche l’allestimento dello spazio in via Tortona 20, un mini giardino incantato al chiaro di luna.

Le sue originali creazioni nascono da una grande passione per i tessuti e per il design. Un' accurata ricerca di materiali, tessuti d’autore per arredamento e la rielaborazione di forme degli anni ’20 e ’30 danno vita alle prime cuffiette, cappellini dalle linee essenziali capaci di avvolgere con delicatezza e un briciolo di eccentricità il volto di chi li indossa.

link di riferimento


 
 

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OfficePOD

Diamo il benvenuto a quello che l'azienda definisce la prossima generazione di postazione da lavoro: OfficePOD.
La linea d'orizzonte tra casa e lavoro diventa sempre più opaca, e OfficePOD propone un'ottima soluzione per chi vuole lavorare comodamente da casa, oltre che uno spazio nel quale lavorare piacevolmente. Dalle ridotte dimensioni (2,1x2,1 m) non presenta problemi di montaggio in giardino, grazie alla produzione modulare supportata da un intervento tecnico, e garantisce un elevato livello di sicurezza qualora lo spazio sia occupato o meno.
Uno studio indipendente, inoltre, avrebbe dimostrato che adottare la soluzione OfficePOD ridurrebbe le emissioni di CO2 del 67%, considerando spostamenti medi ed emissioni di aria condizionata, che non rientrano nella filosofia aziendale.

Noi, invece, crediamo che la trovata di OfficePOD altro non sia che un riadattamento tecnologico dei vecchi sgabuzzini da giardino "english style" misto ad un box doccia, e che spesso socializzare, soprattutto sul posto di lavoro, aiuti a vivere meglio.



 
 

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giovedì 23 aprile 2009

Bed Up Down!



Come per magia o nelle fiabe da oggi sarà possibile far scendere il letto dal soffitto!
Bed Up Down è un concept brevettato tutto italiano pensato principalmente per monolocali, ma non solo.
Riuscirebbe a far guadagnare utilissimi mq in qualsiasi stanza della casa, il tutto a prezzi non troppo elevati e senza stravolgere la struttura del solaio, poichè Bed Up Down richiede l'installazione di un controsoffitto per "mimetizzare" al meglio il letto sopra le nostre teste.


Ciò che l'azienda non ancora precisa, oltre che l'affidabilità dei cavi (in acciaio?) che sorreggono in letto in fase di elevazione, è la tempistica di "movimento verticale" della struttura.



 
 

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mercoledì 22 aprile 2009

Anello Plasmabile


Prosegue la felice esperienza di Danish Crafts al Fuori Salone di Zona Tortona (presso Spazio Vuoto, via Savona 55) con la mostra Shh…. Craft is Golden! che conta 12 maestri d'arte e designer danesi. L'evento è l'occasione per presentare il ruolo dell'oro nell'artigianato artistico danese, mentre in tempo di crisi si torna a investire fortemente in tale materiale, i designers chiamati in causa lo declinano nelle 12 opere esposte: riflettenti, rispecchianti, luminescenti, rotanti, arrampicanti e soprattutto provocatorie, che con la loro grande integrità parlano da sole e smentiscono il fatto che sia oro solo ciò che luccica.

Designer artigianale, l'orafo danese Kim Buck espone un'inedito anello d'oro 24 carati, oro morbidissimo e plasmabile nel tempo. Questo gioiello, realizzato secondo un procedimento segreto, è destinato a perdere le sue sembianze di anello e tornare alle origini, riprendendo la forma della grezza pepita d'oro da cui discende. Gli anelli sono tutti pezzi unici.

Nuove tecnologie: il multitouch


Benvenuti nell'era del touch. Benvenuti nella rivoluzione tangibile, sensibile ed ergonomica della tecnologia moderna.

Dopo il mouse e il sistema operativo con interfaccia grafica la Apple lo ha fatto di nuovo, stavolta brevettando ogni cosa. Il primo risultato è stato l'iPhone. Un successo planetario. Ora i più esperti analisti di mercato prevedono un nuovo dispositivo touch marchiato melina morsicata entro la fine dell'anno. Sarà curioso vedere ancora una volta il minimalismo di Johnatan Eve sbocciare in quello che secondo molti diverrà l'ennesima rivoluzione digitale.

Ma la Apple non è stata l'unica ad avanzare ricerche sulla tecnologia touch. Una delle altre grandi aziende è la Microsoft che ha proposto (per ora solamente a clientela aziendale) Surface: un tavolo tutto fare dalle potenzialità enormi.

Altro impiego del touch è, ovviamente, in campo musicale: è il caso di Lemur della francese JazzMutant, di cui fanno ampio uso artisti del calibro dei Daft Punk e Bjork.

E da smartphones, computer e strumenti musicali ecco come la tecnologia touch può rendere piacevole l'attesa di un caffè o cocktail in un locale: iBar

martedì 21 aprile 2009

Transmission line towers



Ed ecco che in Islanda, a breve, i piloni dell'alta tensione diventeranno scultorei oggetti di design:
Adaptability, dello studio londinese Arphenotype, ha vinto il concorso indetto dalla società elettrica Landsnet per il redesign di questi elementi paesaggistici da troppo tempo morti e inguardabili.

Il progetto nasce dalla ricerca dello studio di Londra nel creare forme dinamiche capaci di adattarsi alla natura predominante nei paesaggi islandesi.
Le organiche strutture saranno realizzate in composti plastici e eco resine, che garantiscono stabilità contro agenti atmosferici, e verranno rivestite in Lotus effect, capace di attivare processi naturali in modo da garantire una costante pulizia e integrazione visiva con il landscape.

I piloni ad alta tensione sono una delle colonne portanti della società delle comunicazioni dei giorni d'oggi, ed è bene che la spina dorsale ad alta tensione rifletta un linguaggio organico e dinamico.

lunedì 20 aprile 2009

Anteprime Salone del Mobile '09: Radici

L'azienda trevigiana De Castelli presenta Radici: una linea di arredi per l'outdoor ideati da Patrizia Pozzi in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano (22-27 aprile).
La collezione, comprensiva di sedie, gazebo, tavolino, candelabri e panchine, è stata progettata in modo da potersi trasformare in struttura vegetale ricoperta da piante rampicanti...

peccato che per dover spostare una sedia da un posto all'altro del giardino dovremmo distruggere le piante che erano riuscite a sedersi!

sabato 18 aprile 2009

Picasso Suite 347


La Suite 347 è una delle imprese più colossali del Picasso maturo che, tra marzo e ottobre del 1968, realizzò oltre trecento incisioni nelle quali confluisce l'intera immaginazione dell'artista. In Italia Suite 347 non è mai stata presentata e ora la città di Cremona, sino al 28 giugno al Museo Civico Ala Ponzone, espone l'intero ciclo di 347 incisioni, in collaborazione con il comune gemellato di Alaquàs e la fondazione Bancaja. Nelle incisioni c'è tutto Picasso: il mondo della corrida e dei cantaores flamenchi, la mitologia greco-romana, il paesaggio mediterraneo. Più di sessanta incisioni sono dedicate al tema prettamente spagnolo della Celestina e un nutrito gruppo vede come protagonisti Raffaello e la bella Fornarina. "Alla Suite 347 - annota in catalogo Brigitte Baer - conviene accostarsi con spirito pronto all'allegria, agli scherzi, alle burle, alla comicità, al buonumore e al piacere: piacere di vedere, di ridere, di divertirsi. Uno striscione con lo slogan "Vietato l'accesso agli scorbutici!" dovrebbe essere appeso all'ingresso della mostra.

Provocatore, di un erotismo audace ed esuberante. È questo il tratto dominante di Suite 347, quaderno di opere grafiche di Picasso in mostra al Museo Civico dal 5 aprile al 28 giugno. Una raccolta di incisioni in bianco e nero, che racconta l'arguzia dissacrante dell'artista sui temi che gli furono più cari: l'artista, l'eros, il mito, la politica. Temi forti raccontati senza peli sulla lingua con la libertà di chi ha fatto della sfrontatezza fondamenta di vita, e del pudore coriandoli.

Fra i lavori più imponenti di Picasso, Suite 347 fu realizzata fra marzo e ottobre 1968, quando Picasso ha 87 anni ed è più fecondo che mai. È il capriccio creativo che organizza i temi, che raggruppiamo in quattro famiglie:
La Celestina: 66 stampe realizzate per un'edizione del romanzo di Fernando de Rioja, La Celestina, appunto;
Picasso, la sua opera e il suo pubblico: 49 stampe a tema differente, spesso con riferimenti ad altri artisti, pittori e scrittori;
I miti e il circo: 126 stampe che si rifanno alla mitologia del Mediterraneo (combattimenti di soldati greci, baccanti, fauni) e al tema del circo, insieme a citazioni più tradizionali del Chisciotte, Rembrant, Raffaello;
Il pittore e le sue modelle: 106 stampe dedicate alla stretta relazione del pittore con le sue modelle, spesso costruita su un forte erotismo, come rappresentato in particolare nel rapporto fra Raffaello e la Fornarina. "Temi a tratti molto forti" - afferma Ivana Iotta, direttrice del Sistema museale di Cremona - "il sesso, la politica, il ruolo della Chiesa e i suoi Papi, che potrebbero impressionare i caratteri più sensibili. Per questo abbiamo pensato a un allestimento "protetto" per le incisioni più esplicite, pur mantenendo fede alla produzione dell'artista". Di proprietà di Bancaja, Suite 347 in questa occasione viene presentata al pubblico italiano per la prima volta grazie al fecondo gemellaggio fra il Comune di Cremona e quello spagnolo di Alaquàs (Valencia).

Link di riferimento

Made me smile - LCD Card

Scrivi il tuo messaggio tra le 2 righe e le 8 caratteri. Segui le linee giuste con il tuo pennarello. Carta riciclata. Non è mai stato così divertente e semplice esprimere un concetto!
Made me smile.

venerdì 17 aprile 2009

5 porcelain table pieces by Aldo Bakker

Aldo Bakker (1971) si dedica al disegno dei gioielli, allo studio sul vetro, e, senza tralasciare le antiche tecniche Giapponesi, all’utilizzo di nuovi ritrovati sui materiali. 
La ricerca della forma viene associata alla paziente tecnica per la laccatura che gli ha permesso di realizzare oggetti di grande eleganza. I suoi progetti partono da un'idea che si concretizza con lo studio della forma e successivamente sull'impiego dei materiali.
Per il suo modo di approcciarsi al progetto, Aldo Bakker, tende a dare particolare importanza agli elementi costruttivi e in particolare alle giunzioni che diventano parti fondamentali della decorazione nel prodotto finito. Forme organiche ed essenziali sono la base del pensiero progettuale. Ogni progetto nasconde un significato concettuale molto profondo. 
La sua ispirazione parte da Thierry de Cordier, Wilhelm Sasnal, Luc Tuymans, Wolfgang Laib, Terunobu Fujimori, Sanaa e Carlo Scarpa.
La collezione di ceramiche 5 porcelain table pieces, di Aldo Bakker, cattura il fruitore non solo per la forma, ma anche per lo straordinario effetto nell'uso. 
"Se, per esempio, prendiamo la [...] caraffa orizzontale per l’acqua, di porcellana, possiamo già vedere che si appoggia coricata sul tavolo invece che all’impiedi: questa particolarità introduce un nuovo modo per maneggiarla. 
Il perchè di questa scelta sta nel fatto che, la caraffa è un pezzo unico, e non ha bisogno di ulteriori elementi, come il manico o il tappo per essere adeguatamente utilizzata. 
E l’imboccatura è stata pensata proprio al millimetro. Il modo fantastico di versare l’acqua e vedere persino quell’unica goccia bagnare il tavolo, esprime un contatto con quest’ultimo: il cadere della goccia sembra quasi un gesto maldestro, ma è tutto studiato… Questa è funzione, ma in una maniera differente." 

Un designer che prova in tutti i modi di avere uno stile giapponese e sembra riuscirci bene!

giovedì 16 aprile 2009

FOTOGRAFIA | Robert Mapplethorpe. La Perfezione nella forma


Gli scatti di Robert Mapplethorpe, in mostra dal 26 maggio al 27 settembre a Firenze, alla Galleria dell’Accademia, vogliono ricordare, a 20 anni dalla morte dell’autore, la sua costante ricerca della plasticità, della simmetria, della perfezione della foto in bianco e nero.

link di riferimento


 
 

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mercoledì 15 aprile 2009

INTERVISTA | Tra tendenze e nuove generazioni, Luca Diffuse




"Outsider, sono cresciuto nella banlieue parigina. Ho studiato architettura a Roma laureandomi con lode. Mi interessa una architettura semplice, concreta, luminosa costruita attorno all'intimità delle persone. Lavoro a partire dalla osservazione dei comportamenti, con l'idea di offrire edifici e spazi che consentano a chiunque di mettersi in scena in modo soddisfacente".
Con queste parole Luca Diffuse si descrive su lucadiffuse.net ed ecco come ha risposto alle nostre domande.

Roberto: Mi puoi raccontare come è iniziata la tua storia di progettista?
Luca: Non so se ho una storia di progettista. Comunque re-inizia piuttosto spesso. Basta poco. Ci sono queste cose che mi succedono… gli incontri certo, oppure riesco a prendermi un po’ di tempo per fare ricerca oppure un progetto si rivela in modo inatteso denso di possibilità capaci di modificare una progressione stabile da troppo tempo. Gli incontri con le persone hanno questa capacità di rottura. E’ che non penso di essere così bravo, allora la gente davvero solida mi impressiona molto. Ad esempio tu sei lì e vedi Kazuyo Sejima con una mano posata sul muro che cerca l’equilibrio mentre si toglie un tacco 10 di Prada per indossare un paio di ballerine in modo da sentirsi più a suo agio dopo la presentazione dell’allestimento alla basilica palladiana. L’incontro con Sanaa è ancora così importante per me. Quanto mi fanno stare bene le loro atmosfere. L’intensità della loro ricerca e la semplicità con cui la realizzano e la comunicano. (bellezza disarmante).
Incontri come questo mi resettano, è ovvio. Ti trovi ad avere a che fare con una semplicità davvero complessa da modellare. (Leggetevi questo) Ma proprio questo mi piace, che nel lavoro di chi ci sa fare sul serio tutte le fatiche, le tensioni, l’allenamento, l’esaurimento estetico che la progettazione porta con se si risolvono con semplicità e leggerezza nel momento in cui il progetto arriva alla deadline.
Sarebbe comunque deprimente se gli incontri si esaurissero in una processione di architetti ed edifici. (Annie Choi) Chiaro che molte direzioni progettuali o di ricerca sono determinate da film, giochi, letture, daydreaming personalissimi, passeggiate, ragazze, everyday life. Non so vuoi una lista di cose recenti e/o di qualche mio personale classico? Ma si dai, senza nessuna pretesa. Sparklehorse - Good Morning Spider / Midlake - Bamnan and Slivercork / Andrew Bird - The Mysterious Production of Eggs / Radiohead – In Rainbows / David Foster Wallace – Infinite Jest / Civil warland in bad decline – George Saunders / The rise and fall of third reich – W. L. Shirer / Lost in translation – Sofia coppola / Synecdoche new York – Spike Jonze, Charlie Kaufman.

R: Esiste un tipo di architettura o un architetto da prendere come modello nella progettazione?
L: Ho qualche problema con le citazioni. Mi piacerebbe che non mi ridessero in faccia Gabriele Mucchi, David Foster Wallace, Luigi Moretti, Alan Turing. Vorrei riuscire ad eccitare Carlo Mollino. Vorrei poter cambiare la risposta a questa domanda ogni venti minuti. Infatti la cambio subito, che qui sta piovendo davvero forte ed ho tutti questi tetti dei warehouses davanti. Allora viene da scordarsi di tutto e ti dico che mentre disegno penso sempre ai pomeriggi estivi. Al modo in cui il tempo rallenta quando si scende in spiaggia.

R: Quali sono le parole chiave nel tuo lavoro?
L: People behaviours, daydreaming, everyday life, normality, rooms, under tone, intimate, atmosphere, dense.
Poi ancora qualche problema con le citazioni, però prenditi questa, verso la fine.
“Io sono più interessato a problemi intimistici, problemi minori diciamo, che cos’è una architettura intorno al corpo della gente, intorno alle tristezze ed alle paure della gente piuttosto che all’architettura come spettacolo gigantesco ed impressionante.”
Per l’inaugurazione di un nuovo spazio per l’arte contemporanea a Palermo ci chiesero anche lì una serie di parole chiave. Appena raggiungo l’hard disk esterno che ho a casa te le invio... Eccole: nidi, comportamenti, in una stanza, giardino, adidas, intrattenimento, pomeriggi,o sogni, Diffuse, Egnéus, Tesse, playstation due, toccare, ad occhi aperti, pvc, tvc, fps, tvb, tvtb, ussr, impianti nucleari, contenuti speciali, pioggia, cortile, quartieri, cavi, trasparente, foreste, ragazze, cattive, la citta’ intima, freddo, quotidiano straordinario. Si, sono praticamente le stesse di prima.

R: Cosa vuol dire fare architettura?
L: Essere aperti. Non sentire l’urgenza presuntuosa di esprimere se stessi. Essere vuoti. Non contiamo nulla come progettisti se non quando pensiamo alle persone che useranno gli spazi che disegniamo. Non siamo niente.

R: Daniel Egnéus compare spesso con i suoi disegni nella rappresentazione dei tuoi progetti. Quanto è importante l'impatto visivo di un'immagine dal punto di vista della comunicazione?
L: Non mi frega niente di quanto una immagine conti per la comunicazione del progetto. Non è questo il senso del mio lavoro con Danne o con Valentina Gruer. Lavoro con loro perché ero esausto delle modelle scontornate messe a buffo nei renderings dozzinali attraverso cui si esprime l’architettura contemporanea. I progetti sono già nei comportamenti più naturali delle persone. La gente sa cosa vuole da uno spazio e l’architetto dovrebbe fare davvero poco attorno a questi gesti.
Ed invece tutti questi render affollati di omini grigi e semitrasparenti… Ma chi vuole essere semitrasparente? Almeno Adidas quando ti vuole vendere un paio di sl 72 a sessanta euro ti offre una immagine aumentata di te stesso, più magro, più veloce. L’architettura ti opacizza e ti fa scomparire. Grossa strategia di marketing, complimenti.
Comunque.
Capita anche che un giorno mi sia trovato io stesso ad essere scontornato ed inserito in un rendering dello studio cinese Pei Zhu. Una delle cose più strane che mi siano capitate. (E’ il progetto per l’art museum for artist Yue Minjun, sono quello in basso a destra nella ottava slide). Non so bene quando mi abbiano fotografato e dove. Gli ho scritto dicendogli che stavo piuttosto bene nel loro progetto, ci sentiamo ogni tanto e anche loro vorrebbero venire a vivere in un mio prossimo progetto.

R: Intimate museum, Clearings World Tokyo e Some waste, mi parli di questi progetti?
L: Intimate museum. E’ un edificio capace di accogliere i sogni ad occhi aperti pomeridiani o quelle ore di tempo perso dalle adolescenti nelle loro stanze. Qualcosa come l’apertura del diario delle sorelle Lisbon in Virgin Suicides. Qualcosa come city of girls, l’allestimento del padiglione giapponese alla Biennale di Venezia di Kazuyo Sejima.
Clearings World Tokyo. Danne è cresciuto in un piccolo paese a 100 km da Goteborg. Ogni tanto racconta di questa festa primaverile durante la quale – la sera – i bambini entrano nel bosco per raccogliere sette fiori diversi con cui comporre una collana che messa sotto il cuscino gli consentirà di esaudire un desiderio al mattino. Nel bosco però i bambini possono essere ammaliati da ragazze dalla bellezza illusoria che in realtà hanno la schiena cava. Abbiamo lavorato su questa storia per realizzare uno spazio per la vendità di prêt-à-porter a Tokyo.
Some waste. In genere sono piuttosto triste quando devo consegnare un progetto. Non mi piace interrompere quella progressione continua dei modelli che è il mio modo di lavorare. Non mi va giù di mettere a posto e non vedere più intorno tutto il making of. L’estate scorsa mi sono preso dieci giorni per lavorare in senso grafico proprio con questo tipo di materiale. Con quello che altrimenti verrebbe buttato via. Sono stati giorni molto piacevoli.

R: La crisi economica che stiamo vivendo in che misura influenza l'architettura e il design?
L: Prima di ripartire per NY (attualmente vivo a Brooklyn - Bushwick) ho fatto qualche scansione del libro di Koolhaas. Parlando della crisi del ’29 cita qualcosa del genere: "era chiaro che per un bel pezzo nessuno avrebbe più costruito nulla, gli architetti avrebbero avuto allora tempo per pensare". Come dire, magari fosse.
Poi non so. Io non ho la tele e mi tengo informato attraverso canali davvero personali. Dal mio punto di vista non ho percezione di crisi. La benzina e la spesa costano meno di un anno fa, i mutui sono bassi e gli affitti anche. Un paio di giorni fa ho fatto una passeggiata in bici dalla 14-esima fino su intorno alla 70-esima. Ho visto almeno 30 edifici in costruzione oltre i trenta piani.
Ti butto lì una possibile interpretazione di crisi. Secondo me è un ottimo escamotage comunicativo attraverso il quale società che hanno organici di dimensioni pre-informatiche possono licenziare le valanghe di dipendenti che hanno determinato il successo dei social networks alla facebook. E far lavorare sul serio gli altri.

R: E' sufficiente amare il progetto per riuscire a creare un risultato perfetto? Come si fa a capire se un progetto è ben riuscito?
L: Non lo so. Di sicuro ci vuole poco a capire quando non è riuscito. Può essere molto doloroso e non ti dico altro. Un progetto riuscito ha invece modalità meno clamorose. Entra nel quotidiano delle persone offrendo momenti piacevoli. Entra nella vita del quartiere. In questo momento ti scrivo da Archive (bogart street brooklyn), un caffè, free wireless, dvd rent e altre 18 cose accanto alla stazione Morgan della L. Puoi stare qui concentrato a lavorare, puoi decidere di chiacchierare. Come in un parco puoi sempre trovare in modo molto delicato il posto adatto al tuo umore, alle tue esigenze di luminosità e concentrazione. Puoi farti un sonno sul divano. Avranno avuto a disposizione un budget di 5-6000 dollari però sono stati molto sensibili e questo posto è davvero importante per la qualità della vita delle persone e la produzione creativa nel quartiere. Poi si, bisogna lavorare con amore.

R: Il pianeta terra è uno spazio grande ma non infinito, attualmente siamo in più di 6 miliardi di persone a viverci e si suppone che nel 2025 saremo in 8 miliardi. L'architettura dei prossimi anni sarà sempre più orientata a costruire edifici ad alta densità? Non sarebbe meglio "rivisitare" le architetture già esistenti anziché continuare la cementificazione che abbiamo subito negli ultimi anni?
L: Demolizione-ricostruzione e un lavoro intelligente, poetico e divertente sugli spazi interstiziali. Guarda questo.

R: Come definiresti il lusso negli anni in cui viviamo?
L: Non ne ho idea. Sono un po’ distante dal lusso. Due giorni fa però ho trovato molto divertente l’upper west side. Come dire, non mi sentirei a disagio a vivere in un 30-esimo piano con vista su Central Park.

R: Hikikomori è un termine giapponese che sta a indicare un comportamento degli adolescenti e dei giovani post-adolescenti in cui si rigetta la vita pubblica e si tende ad evitare qualsiasi coinvolgimento sociale. Questo fenomeno sta prendendo piede anche in occidente? Che rischi corriamo?
L: Hikikomori vuol dire chiudersi, nascondersi nel guscio. E direi che capita a tutti. Non mi piace avere timore nei confronti dei nuovi comportamenti in cui la tecnologia gioca qualche ruolo, lo trovo un atteggiamento da telegiornale. Mi sembrano invece molto intensi questi momenti di chiusura e poi di riapertura all’esterno. Accanto al mio studio in piazza santa Cecilia a Roma, nella chiesa di San Benedetto in Piscinula, è visibile la cella (meno di due mq) in cui San Benedetto avrebbe trascorso 5 anni prima di iniziare la traiettoria che dalla valle dell’Aniene lo avrebbe portato a fondare l’ordine che porta il suo nome. Penso che una intensa concentrazione su se stessi possa poi portare ad aprirsi all’esterno in un modo molto consapevole e sicuro. In modo anche dirompente. Il termine Hikikomori è del resto prossimo a quello di Otaku, sostanzialmente il nerd occidentale.
Sono tornato a New York anche seguendo una esigenza simile. In questi mesi sento molto il bisogno di nascondermi e di fare un po’ di ricerca. Ho tolto dal telefono la scheda italiana per dire. Quando atterri a JFK passi prima quaranta minuti su Long Island, Jamaica e sulle Flatlands. Che sono già NYC ma sono anche un posto ideale per mimetizzarsi. Anche per questo ora vivo così ad est. Dovresti vedere il paesaggio così sparso e desolato.

R: Come comunicano le nuove generazioni?
L: Comunicano come noi. Anche se mi sembra divertente far scivolare jpegs sullo schermo dell’Iphone io farei forse più attenzione ai contenuti che ai media. Ma anche in questo senso, non so, in questo momento ho un discreto numero di ventenni attorno: mi sembrano mediamente reduci da sbronze, mediamente costruttivi e professionali, mediamente autistici, mediamente felici.

R: Qual'è il progetto a cui ti senti maggiormente legato e perchè?
L: Penso che ci vorrà un po’ prima di fare qualcosa che mi piaccia di più di alcuni momenti dell’Intimate museum. Non che le linee siano così a posto, ora mi vengono molto meglio, solo lì le ho messe giù per la prima volta. Poi era questo settembre così luminoso al Gianicolo, avevo uno studio storefront accanto alla casa di Pasolini di via Carini, Danne lavorava da noi prima di trasferirsi - mi sembra - a Milano, le passeggiate a prendere il sole sulle panchine a Villa Sciarra. Insomma quel tempo terso e disteso di cui parlavo prima.

R: A cosa stai lavorando in questo momento? Ci puoi anticipare qualcosa?
L: Niente di clamoroso. Sono piuttosto sospeso dall’attesa del risultato di alcuni concorsi. Nel frattempo uso i 60 mq di finestre del loft dove abito (sono le finestre dietro alla canna fumaria argentata) per realizzare modelli in carta chiara. Mi serve verificare alcuni comportamenti della luce sulle superfici che uso di solito. Poi sono rimasto molto colpito da alcune storie davvero intense che Danne sta scrivendo assieme alla sua ragazza. Vorrei cercare di trasferire la stessa intensità e poesia in un nuovo progetto architettonico.

R: Grazie per la disponibilità
L: Ok, intervista finita. Un saluto affettuoso a chi la leggerà. Baci.

Link di riferimento:




 
 

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martedì 14 aprile 2009

Scale per genitori fichi!


Alla richiesta dei suoi bambini, l'architetto londinese Alex Michaelis ha realizzato uno scivolo accanto alla scala della sua abitazione, confessando che anche gli adulti non resistono al richiamo dello scivolare vicino ai gradini.

lunedì 13 aprile 2009

GRAFICA | Eco Font, meno spreco d'inchiostro

Risparmiare inchiostro è conveniente oltre che per la propria tasca anche per l'ambiente. Ecofont è un carattere gratuito che permette di risparmiare fino al 20% dell'inchiostro del colore utilizzato. Le lettere sono formate da fori che permettono la riduzione d'inchiostro senza penalizzare la leggibilità dei testi. A video i fori sembrano di grandi dimensioni, ma sulla stampa diventano impercettibili all'occhio. Scaricare Ecofont è completamente gratuito perchè rilasciato liberamente dalla Spranq. Il risparmio è molto più visibile utilizzando toner. Inoltre Ecofont può essere usato su OpenOffice, come su iWork, Microsoft Office e su tutti i sistemi operativi, basta scaricare il font dalla pagina dedicata al download e aggiungere il file scaricato nella cartella dei font. Risparmio economico e ambientale.

Link di riferimento: Spranq
Link per il download: ecoFont



 
 

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venerdì 10 aprile 2009

Typefaces, un'altra chimica

Sembrerebbe chimica e invece si tratta di una tavola periodica dei font che raggruppa i migliori caratteri indicandone per  ognuna il nome del creatore e l’anno di nascita. Un modo come un altro per celebrare i creatori di font. Un pò mi ricorda le carte degli architetti, ma questa è un'altra storia!

Link di riferimento: Visual Think Map



 
 

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giovedì 9 aprile 2009

Littlehouselab: intervista a Emmanuelle Trentini


Emmanuelle Trentini e Filippo Cardarelli, giovani designers che fondano il loro studio a Firenze nel 2008. Pensano, progettano e si divertono in via Pisana al numero
230a/r occupandosi principalmente di grafica e design. Tra libri, riviste, prodotti di design, prototipi e oggetti poco formali lavorano sempre con un'atmosfera piacevole e dinamica. Questo spazio si chiama Littlehouselab.
Sul sito ufficiale si può leggere che "Lo studio sarà presente alla fiera internazionale del Mobile di Milano, Salone Satellite 2009, dove esporrà alcuni suoi prototipi."
Ne abbiamo approfittato per fare un'intervista a Emmanuelle.

Roberto: Quando nasce la tua passione per il design?
Emmanuelle: Si può dire che è nata come stretta conseguenza della passione per il mondo creativo e quindi sin da piccola. I miei genitori mi hanno sempre fatto partecipare alla progettazione dell'arredamento di casa.

Cosa significa fare design?
Significare dare vita a pensieri, sogni e idee.

Come si fa a mantenere una mente creativa?
Principalmente viaggiando, sfogliando riviste e navigando su internet.

Come nasce un progetto? In che modo si rigenerano le nuove idee?
Spesso nasce dall'incontro di varie cose... una necessità, una vecchia idea rimasta in sospeso mescolata ad un'armonia di elementi finiti per caso in un luogo qualsiasi... Penso che la parola giusta per "generare nuove idee" sia OSSERVARE!

Che musica ascolti? Ci parli un pò del tuo stile di vita?
Un pò di tutto a seconda dell'umore con una piccola preferenza per la musica francese anni 60: Jacques Dutronc, Françoise Hardy, France Gall...

Quali sono le parole chiave nel tuo lavoro?
Passione, Pazienza, Fiducia in sé.

Quanto conta l'ironia in un progetto?
Diciamo che può essere visto come valore aggiunto, quando esiste, c'è sicuramente maggior possibilità di attirare l'attenzione.

Quanto è importante guardarsi indietro e valutare i progetti di chi ci ha preceduto?
Come per qualsiasi ramo è fondamentale essere a conoscenza della sua storia e del suo percorso. Sono questi gli elementi che ci permettono di avere basi solide per partire... una specie di fondamenta.

E' sufficiente amare il progetto per riuscire a creare un risultato perfetto? Come si fa a capire se un progetto è ben riuscito?
Ormai non basta più la propria soddisfazione per un proprio progetto, intervengono molti altri settori quali la diffusione, il nome dell'azienda che lo distribuisce, come viene pubblicizzato, come viene presentato ecc. Il progetto ben riuscito è quello che riesce indubbiamente ad attraversare le mode e i tempi.

Che importanza ha la progettazione eco compatibile nel processo produttivo?
È ormai un aspetto di cui non si può fare a meno.

Come definiresti il lusso negli anni in cui viviamo?
Principalmente come una tendenza che riesce a vendere!

A cosa stai lavorando in questo momento? Ci puoi anticipare qualcosa?
Sto ultimando insieme al mio partner i prototipi che saranno esposti al Salone Satellite 2009.

Grazie per la disponibilità.
Grazie a voi per l'interesse al nostro lavoro.

mercoledì 8 aprile 2009

Lighting Bag by Wonsik Chae

Non è una strana pozione magica di Panoramix. E' il nuovo concept di Wonsik Chae. Basandosi su una reazione chimica, Lighting Bag, si mette in azione proprio come una comune bustina da tè. 
Basta immergerla in un liquido ed emana una luce che prende la forma del contenitore che la ospita. Ogni consumatori è libero di scegliere la forma della propria luce e portarla con se senza cavi o batterie. Un prodotto di light design interessante, anche se forse non è la soluzione migliore per il rispetto dell'ambiente. Speriamo che a nessuno venga in mente di fare un sorso. Attraente!

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