sabato 31 ottobre 2009

MOSTRA | Disegno e design. Brevetti e creatività italiani

Mostra a cura della Fondazione Valore Italia
04 novembre 2009 – 31 gennaio 2010 | Roma, Museo dell’Ara Pacis


Il Design e il Made in Italy considerati dal punto di vista del progetto: così si potrebbe riassumere il senso di quella che si preannuncia come una delle manifestazioni espositive più interessanti della Capitale per il prossimo autunno-inverno, tutta dedicata alla produzione e alla cultura del design. Dal 4 novembre 2009 al 31 gennaio 2010, a Roma, il Museo dell’Ara Pacis, sempre più eletta sede delle esposizioni dedicate al design, sarà scenario di prestigio della mostra “Disegno e Design - Brevetti e Creatività italiani”.

Organizzata dalla Fondazione Valore Italia - che opera per la valorizzazione del design italiano e la realizzazione dell’Esposizione Permanente del Made in Italy – la mostra “Disegno e Design - Brevetti e Creatività italiani”, curata da Alessandra Maria Sette e realizzata in collaborazione con Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale degli Archivi, Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale UIBM, il Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Fondazione ADI – Compasso d’Oro, e con il patrocinio di altre importanti istituzioni ed enti di categoria, si concentra su un aspetto poco noto, eppure fondamentale, della cultura industriale italiana: come nasce un oggetto? E come si evolve il suo progetto? La creatività al servizio della produzione industriale: è questo il punto di partenza della mostra, che intende focalizzare l’attenzione sugli aspetti progettuali che precedono la realizzazione di un oggetto.

Già dalla fine dell’‘800, ma ancor più nel ‘900, con un momento di massima espressione nell’immediato secondo dopoguerra, l’inventiva tipicamente italiana si coniuga, da una parte, con la necessità di colmare il ritardo accumulato nei confronti degli altri Stati europei sul piano dello sviluppo, dall’altra con i problemi strutturali del nostro Paese, come la mancanza di materie prime, una cultura rurale ancora molto diffusa, l’assenza di grandi gruppi industriali, ecc. La mostra intende mettere in evidenza, attraverso documenti affascinanti e davvero sorprendenti, in gran parte inediti, ovvero i brevetti di modello e di invenzione depositati presso l’Archivio Centrale dello Stato e l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, un aspetto originale e poco conosciuto della storia dell’industria italiana.

Il percorso espositivo, che ripercorre un secolo di innovazione e di design italiano, con incursioni nelle ricerche più attuali, suddiviso per settori merceologici (arredamento, moda, agroalimentare, trasporti), è scandito dai preziosi certificati originali dei brevetti di molti prodotti, alcuni diventati delle vere icone del design e della produzione italiana, altri novità assolute. A rendere questo viaggio ancora più affascinante e ricco sarà la presenza di molti di questi oggetti brevettati e di tutti quei materiali documentari – disegni, progetti, bozzetti, filmati, pubblicità, contributi audio – relativi alle invenzioni, alle aziende, alla loro storia e ai loro protagonisti, provenienti da archivi storici e musei d’impresa, da Rai Educational, da Radio 24, e da altri archivi privati, che aiuteranno meglio a raccontare le idee e la loro realizzazione. Sarà così possibile imbattersi con meraviglia, per citarne solo alcuni, nella Vespa o in una Moka Bialetti, nella bottiglietta del Campari Soda o nella poltrona Vanity Fair, nella macchina da cucire Mirella o in una scarpa di Ferragamo, ma anche nel nuovissimo lampadario Hope e nell’originale sgabello Forchets…e scoprire nei loro brevetti le linee di un disegno e di una tecnologia capaci di resistere nel tempo e continuare ad ispirare nuova creatività. Un viaggio reso possibile dalla partecipazione attenta di grandi aziende italiane che hanno fatto la storia del design e che ancora oggi rappresentano il meglio del nostro Paese.

La mostra è arricchita da ulteriori importanti eventi ed iniziative: saranno organizzati incontri e workshop con singoli architetti e designer di fama mondiale e con affermati imprenditori italiani. Lo scopo di questi appuntamenti è quello di illustrare al pubblico la sinergia tra creatività, anche internazionale, e le aziende italiane. Ad accompagnare l’esposizione, un catalogo a colori, in italiano e in inglese, che raccoglie tutto il materiale in mostra, includendo inoltre una autorevole rassegna di saggi critici scritti da professionisti, docenti universitari, esperti del settore. Il volume intende così fare anche il punto su alcune delle principali questioni oggi al centro del dibattito sul design. In particolare ha l’obiettivo di ridefinire la stessa nozione di design, riportando la disciplina alle sue originarie connotazioni più propriamente inventive, circoscrivendone quindi i contenuti alla produzione italiana brevettata, cioè a quella che, per i suoi riconosciuti contenuti innovativi, sul piano tecnico, funzionale, materico, tipologico, morfologico, costruttivo ma anche puramente comunicativo ed estetico, si pone come vera e propria invenzione. Un appuntamento da non perdere che ha il privilegio di mostrare al grande pubblico un saper immaginare unico, che ha poi la sua massima espressione in un saper fare altrettanto inconfondibile, elementi fondanti di un patrimonio di valori che ha percorso e che continua a percorrere tutta la progettazione e la produzione italiana. Il risultato è quella immagine di bello e ben fatto del Made in Italy in grado di farsi riconoscere in ogni angolo del mondo.

venerdì 30 ottobre 2009

DESIGN | Daytimer Watch di Will Alsop con Federico Grazzini per Alessi

Carta d'identità
Nome: Daytimer watch
Designer: Will Alsop, Federico Grazzini
Anno di produzione: 2009
Produzione: Alessi
Alessi continua le sue fruttuose collaborazioni per la realizzazione degli orologi da polso prodotti in partnership con la giapponese Seiko: dopo grandi nomi come Karim Rashid, Patricia Urquiola, Alessandro Mendini, tra gli altri, questa è la volta dell' inglese Will Alsop, il quale aveva già progettato per Alessi le "Tea and Coffee Towers" nel 2003. Questa volta l'eccentrico architetto, recentemente votatosi alla pittura, ha ideato con Federico Grazzini un orologio da polso, il "Daytimer", caratterizzato da un design estremamente futuristico e accattivante, grazie al quale sembra voler avvolgere il polso di chi lo indossa e attrarre inevitabilmente, nello stesso tempo, lo sguardo degli altri.

L'orologio sarà disponibile da novembre nei colori nero, viola, rosso, verde e bianco. Non ci resta che sceglierne uno. O forse anche più d'uno.

giovedì 29 ottobre 2009

ARTE CINEMA | Vertigine by Otto Preminger

Carta d'identità
Titolo: Vertigine (“Laura” in lingua originale)
Regista: Otto Preminger
Genere: Noir
Anno di produzione: 1944


Vertigine” (“Laura” in lingua originale) di Otto Preminger del 1944 è da considerarsi un film noir per la figura inusuale del detective, ma anche per l'amore, se così vogliamo chiamarlo, tra il detective e la presunta vittima Laura che viene vista come una specie di figura fantasmatica. Il noir si può dire fosse influenzato fortemente dal surrealismo e sulla visione dei sogni, in cui si possono vivere le passioni oppure che possono assumere l'aspetto in un incubo. Spesso il sogno viene usato in questo decennio '40-'50 proprio per dare un senso di inquietudine allo spettatore, non si sa mai se ciò che viene mostrato sia reale o solo un sogno, il tutto strettamente legato all'inevitabile destino a cui va incontro il protagonista del film.


Trama:
Tutto il film gira intorno alla figura di Laura, interpretata da Gene Tierney, che sembra essere la vittima di un omicidio. Colpiscono subito delle tematiche forti, quali il desiderio legato all'erotico poiché la donna è voluta da tutti, anche il detective che sta indagando sulla sua morte sembra essere catturato dalla sua persona, come se la creasse nel sogno stesso, e la immagina esattamente come la vorrebbe, questo grazie soprattutto ad un ritratto che è posto sopra il camino della casa di Laura. La donna è appunto molto bella, benestante grazie alla sua carriera, porta spesso vistosi cappelli ed è sempre vestita alla moda, non stupisce che tutti si innamorino di lei.
Il detective Mark McPherson, interpretato da Dana Andrews, che si può dire sia il protagonista, è un uomo giovane dall'espressione neutra, non sembra particolarmente intelligente, gioca spesso ad un gioco stupido per bambini con delle palline. E' una persona che non ha rispetto, entra in casa della vittima e si comporta come se fosse a casa sua: si serve da bere, legge i suoi diari privati, addirittura quando arrivano gli indiziati gli offre da bere lui stesso. McPherson viene così a conoscere la vita di Laura e indaga con l'aiuto del mentore della vittima Waldo Lydecker, interpretato da Clifton Webb, che l'aveva lanciata nel campo pubblicitario essendo un giornalista ricco e di successo, poiché anche lui innamorato di lei. Lydecker è un uomo non più giovane dall'aria saccente e si presenta come il detective del giallo classico, cioè non un detective di professione, si avvale delle sue intuizioni e deduzioni logiche per risolvere il mistero. Tra lui e il vero detective è come se ci fosse una sorta di caccia all'assassino, indagando sul fidanzato di Laura (interpretato da Vincent Price) che si faceva mantenere da lei, e sulla zia, che sembrano compromessi nell'assassinio.
Verso metà film si scoprirà che la presunta vittima Laura non è morta, era andata fuori per il week end e la donna uccisa in casa sua era un'attrice altrettanto bella che aveva indosso il suo vestito. Così da presunta vittima agli occhi del detective appare come prima indiziata. Questo perché la figura femminile del noir appare sempre sospetta agli occhi dell'uomo, che adulato dalla femme fatale si ritrova accecato dalla passione, perdendo lucidità e spesso viene poi abbandonato al suo destino.



Inquadrature:
Nei titoli di testa ci appare da subito il ritratto di Laura con il sottofondo di una musica ammaliante, la “canzone di Laura” che rappresenta in questo caso il tema amoroso presente continuamente. Il film inizia con una voce fuoricampo che è tipica del noir, un segno di riconoscimento dal valore tragico. Spesso la voce appartiene ad un narratore intradiagetico, una persona morta a volte, o che sta per morire poiché già segnato dal suo destino; ma non è questo il caso. La voce appartiene a Mark McPherson il detective protagonista mentre indaga.
Si vede già dalla prima scena la pendola che chiuderà poi il film alla fine, è un elemento chiave perché al suo interno vi è nascosta l'arma del delitto.
Vengono usati i flashback per costruire la vita di Laura, in una scena vediamo il mentore che racconta al detective come ha conosciuto la donna. I flashback sono largamente usati nel noir, spesso rievocano sogni o fatti che non sempre sono accaduti veramente, una sorta di allucinazione. Come quando il detective si addormenta stanco davanti al ritratto della donna posto sopra il camino e lei poco dopo appare in carne ed ossa entrando dalla porta di casa. Sembra di assistere ad un sogno che si avvera, tanto che lo spettatore per i primi minuti non è molto sicuro che la cosa stia accadendo sul serio, o è semplicemente McPherson che sta sognando.
Le inquadrature sono piuttosto classiche, viene molto usata la soggettiva (cioè quello che vede il personaggio intradiagetico) tipica del decennio noir. Si può notare una certa differenza di inquadrature dalla prima parte rispetto alla seconda: finché si presume che Laura sia la vittima, c'è una specie di mistero che aleggia intorno alla sua figura che la rende quasi mistica. Si mostra spesso il ritratto come punto di riferimento chiave, quindi lo si guarda dal basso. Mentre quando lei torna a casa e si scopre che non è lei la donna che è stata uccisa, è il personaggio del detective ad assumere il comando, è lei guardata dall'alto e appare quindi meno affascinante di quanto lo era prima. Si può notare che il detective vede Laura come una donna in grado di prendersi cura del marito o fidanzato, sa cucinare, sa occuparsi delle faccende di casa, proprio come doveva fare la donna di quel periodo, il carattere di Laura si ammorbidisce: non è più la femme fatale che sa attirare tutti nella sua trappola. Anche per questo potrebbe sembrare che sia solo una fantasia di McPherson che la immagina e la vorrebbe così, quasi come se l'avesse plasmata lui stesso nel sogno.

mercoledì 28 ottobre 2009

FASHION | Sartoria Vico: tra gioco, design e multifunzionalità


Il futuro sarà della contaminazione tra stili, generi, visioni del mondo. E' una delle prospettive che più mi affascinano nell'approccio di alcuni dei nostri giovani designer e stilisti. Ed è soprattutto la garanzia che il nostro Paese potrà sempre conservare un primato indiscutibile grazie alla sua creatività.

Le giovani ideatrici della label Sartoria Vico appartengono senza dubbio a questa sorta di intellighenzia creativa che rivitalizza il nostro patrimonio culturale: nato dall'idea di quattro studentesse in Disegno Industriale, Sartoria Vico era in origine un collettivo rivolto al mondo del design e della comunicazione, con piccole incursioni nel mondo della moda. Col tempo le quattro designer decidono di dedicarsi totalmente a quest'ultimo e intraprendono un percorso stilistico che le porterà a potenziare l'etichetta Sartoria Vico, incentrata sulla maglieria e sugli accessori in maglia per l'inverno. Lontani dalla banalità e caratterizzati da un'estrema versatilità e molteplicità delle funzioni d'uso, i capi Sartoria Vico nascono dalla mescolanza armonica di quattro personalità diverse ma fortemente complementari, e conservano una componente di design, peraltro evidente. Non è un caso che spesso le collezioni siano presentate a Milano in occasione del Salone del Mobile e che le contaminazioni tra i due generi siano piuttosto frequenti. Ma è anche l'accuratezza della lavorazione artigianale a rendere uniche le creazioni di Benedetta, Monica, Stefania e Cristina, che hanno scelto di collaborare sul piano produttivo con piccole aziende storiche della maglieria italiana.



La pancerina in calda lana merino, da indossare sulle t-shirt, l'avvolgente sciarpone con le maniche, i morbidi maglioni nelle varianti gomito e guanto, il versatile abito manicotto, la tuta: sono solo alcuni esempi della collezione autunno/inverno 09-10, in cui quello che sorprende di più è l'aspetto ludico, la volontà evidente di giocare con la moda, il proposito di sperimentare, osare e, in definitiva, riuscire.

Link di riferimento: Sartoria Vico

martedì 27 ottobre 2009

ARCHITETTURA | Black Cube House by KameleonLab

Carta d'identità
Nome: KameleonLab
Titolo: Black Cube House
Dove: Wroclaw, Bassa Silesia, Poland
Link: www.kameleonlab.com


Rafal Specylak e Kuba Wozniczka di KamaleonLab hanno completato l'estensione di una residenza a Wroclaw, in Polonia.
Chiamato Black Cube House, il progetto prevedeva l'estensione di una casa già esistente su due fronti. Il risultato è un edificio dall'impianto strutturale semplice e semivisibile, rivestito di pannelli di legno neri lungo i lati appartenenti al cubo, mentre i muri interni alla forma geometrica sono stati dipinti in bianco, per accentuare la mancanza di volumi, "tagliati" dalla forma generale. Preservare la privacy è stato il maggior problema, che ha portato a maggiori spunti progettuali: la casa ha poche ma funzionali finestre sul fronte e lato, compensate da un pannello in vetro alto 5 metri che illumina principalmente le scale e l'ingresso, oltre a creare un'elegante transizione tra l'edificio e il paesaggio.

lunedì 26 ottobre 2009

DESIGN | Absolut e Skin per un muro a tutto volume

Carta d'identità
Nome e cognome: Deborah Dyer, in arte Skin
Professione: Rockeuse
Brand: Absolut Vodka
Dove: Milano, Colonne di San Lorenzo
Quando: dal 15 Ottobre 2009


Absolut sorprende ancora una volta con una collaborazione storica, dopo quelle con i "mostri sacri" dell'arte e del fashion system, come Andy Warhol, Keith Haring, Tom Ford e Jean Paul Gaultier: la bottiglia della celebre vodka questa volta acquista una allure ribelle dai contorni glam rock, e si presenta avvolta in un'attillata sleeve di pelle nera tempestata dall'elemento più cool della stagione, le borchie, vero must dell'autunno. E chi, se non la più ribelle e graffiante delle rockeuse d'oltremanica poteva meglio rappresentare la nuova veste del brand svedese, se non Deborah Dyer, meglio conosciuta come Skin?

La voce degli Skunk Anansie è testimonial della nuova Special Edition di fine anno Absolut Rock e ha firmato il nuovo volto del muro alle Colonne di San Lorenzo, una vera e propria lavagna a cielo aperto per gli artisti visionari di ultima generazione: a ravvivare il più celebre muro di Milano è questa volta una ruggente leonessa su uno sfondo futurista di blocchi geometrici. Un doppio livello per questa nuova installazione che ben esprime anche la duplice anima di Skin, donna-icona forte dalla grazia innata e dalla voce potente. E' stata la stessa Skin a inaugurare l'Absolut Wall a Milano, dove ha autografato per i suoi fan un numero limitato di copie della Special Edition Absolut Rock.


La creatività di Skin verrà riprodotta su un Absolut Wall a Roma, "rivestendo di creatività le superfici urbane più grigie e in stato di abbandono", come sostiene Antonio Duva, Direttore Markeitng di Pernod Ricard Italia, anche nella Capitale.

domenica 25 ottobre 2009

MADE ME SMILE | Les petits amis by Littlehouselab

© Roberto Arleo

Serie di cornici ritagliate in materiale bidimensionale sul quale applicare il ritratto del piccolo amico. Un progetto presentato dallo studio Littlehouselab al Salone Satellite 2009.

sabato 24 ottobre 2009

DESIGN | Reebok EasyTone, tonificare il corpo con poco sforzo

Immagine da love those shoes

Un semplice modello di scarpe sportive, si chiamano EasyTone e oltre al suo look molto accattivante nascondono un valore aggiunto non di poco conto.
Le Reebok EasyTone sono dotate di un innovativo sistema di capsule di bilanciamento che, posizionate sotto il tallone e l’avampiede permettono di tonificare gambe e glutei. Le capsule di bilanciamento simulano una "instabilità" ad ogni passo stimolando i muscoli ad adattarsi con un lavoro in più intenso per riottenere la naturale postura. Secondo i test svolti, le Reebok EasyTone, riescono a stimolare i glutei del 28% e l’11% per i tendini e i polpacci in più rispetto ad un qualsiasi altro modello di scarpe da ginnastica. Sul sito della Reebok si può leggere che "le scarpe EasyTone sono progettate per essere indossate ogni giorno, puoi raggiungere la forma dovunque tu vada". L’ingegnoso sistema è stato progettato da Bill McInnis, un ex ingegnere della Nasa, ora a capo del dipartimento Advance Technology di Reebok, che in un anno è riuscito a brevettare il geniale progetto.
Questo geniale prodotto non si è fatto mancare un testimonial di tutto rispetto, è la modella israeliana Bar Rafaeli che indossa le miracolose scarpe anche nei momenti di relax.
La collezione offre differenti modelli: dal modello classico in nero, al rosa fashion a al total white. Inoltre sul sito della Reebok si possono trovare una serie di esercizi da fare per potenziare gli effetti delle EasyTone e scolpire il vostro fisico.

Reebok fa impazzire le donne sportive di tutto il mondo. Adesso per tenersi in forma non resta che fare shopping, portare a spasso il cane e continuare a fare la solita vita.

Link di riferimento 1

venerdì 23 ottobre 2009

MOSTRA | Alexander Calder

Carta d'identità
Nome e cognome: Alexander Calder
Data e luogo di nascita: Lawnton, 22 luglio 1898 – New York, 11 novembre 1976
Professione: Artista
Titolo: Calder
Dove: Palazzo delle esposizioni, Roma
Quando: dal 23 ottobre 2009 - 14 febbraio 2010
Link di riferimento


Palazzo delle Esposizioni a Roma, venerdi 23 ottobre inaugura la mostra dedicata ad Alexander Calder, uno degli artisti più affermati al mondo che hanno rivoluzionato la storia dell’arte. Famoso per aver reinventato il concetto di spazio, realizzando sculture in materiale riciclato, materiale povero, filo di ferro e pezzi di vetro colorati.
Nato in Pennsylvania nel 1898, vive i primi anni del 900 in Francia, sua seconda patria, qui si lascia sedurre dalle influenze creative dei numerosi artisti d’avanguardia degli anni 30, da Mirò a Duchamp a Léger a Mondrian.

Famoso per le sue sculture in movimento, i Mobile, le sue sculture realizzate in materiale di scarto, diventano oggetti di arredamento dello spazio, creano un nuovo concetto di bellezza astratta, evocano giochi di equilibrio, figure leggere che gravitano a mezz’aria come arabeschi.

Jean Paul Sartre, suo grande amico, diceva che i Mobile “non significano niente altro che se stessi; essi sono, ecco tutto; essi sono degli assoluti…Un oggetto di Calder è come il mare. E’ come un motivo di jazz, unico ed effimero, come il cielo, come l’alba; se vi è sfuggito, vi è sfuggito per sempre”

Calder, come Canova arriva a lavorare il materiale al limite estremo della sua potenzialità, fondendo il reale con l’ideale. Trasforma dei comuni materiali in oggetti inanimati fortemente espressivi, che proiettano l’energia naturale propria degli esseri umani.
Alexander Calder, fu figlio d’arte, suo padre e suo nonno erano entrambi scultori di successo, e sua madre era pittrice. E se il talento plasma il nostro destino, il suo non poteva essere diverso, ma nonostante il suo talento creativo precoce, Calder inizialmente studia e svolge il mestiere di ingegnere.

E’ nel 1923, quando si trasferisce a New York che comincia a studiare disegno e pittura presso l’Art Students League, come dire che al talento và applicata la disciplina.
Intrigato dall’idea di forme astratte in grado di occupare diverse posizioni nello spazio, Calder inizia a utilizzare motori e manovelle per creare opere in grado di svolgere due o tre movimenti ciclici. Descrivendo una delle sue prime sculture in movimento è Marcel Duchamp che suggerisce a Calder di chiamare i suoi nuovi oggetti Mobile .

La mostra di Palazzo delle Esposizioni, rappresenta un’occasione eccezionale per vedere opere che ripercorrono tutto il corso della carriera dell’artista e che provengono dalle più importanti collezioni Calder del mondo. Oltre alle sue più importanti opere, la mostra dedica uno spazio ad una rassegna di fotografie di Ugo Mulas, uno dei maggiori fotografi dell’arte del secondo dopoguerra, a cui si deve l’antologia di immagini raccolte e dedicate all’artista di cui era amico.

Mulas che conobbe Calder a Milano nel 1956, consolidò la sua amiciza con lui in occasione di una manifestazione memorabile che si intitolava Sculture nella Città, organizzata a Spoleto, in cui Calder espose alcune tra le sue più importanti opere,a cui Mulas dedicò un reportage fotografico avvincente.
In seguito, Mulas ebbe modo di fotografare Calder in numerose altre occasioni, presso il suo studio di Sachè in Francia e a Roxbury in Connecticut, dove Alexander aveva casa e atelier.

Alexander Calder scomparso nel 1976, “ha liberato l’uomo moderno dalla paura della macchina come motivo di inaridimento spirituale, offendogli del suo mondo meccanico una pura espressione poetica da guardare con incantati occhi fanciullo” Palma Bucarelli 14 Marzo 1956.

giovedì 22 ottobre 2009

DESIGN | Valentina Frosini

Angelo


Angelo e’ la trasposizione a strumento di lavoro quotidiano dell’emozione che percepiamo ogni volta che alziamo il naso verso il cielo e vediamo che sopra di noi c’e’ un mondo intero, fatto di “voli imprevedibili ed ascese velocissime”. Una porzione di questo mondo si avvicina a noi, con l’intento di farci assaporare un po’ della leggerezza propria dell’attivita’ che prospera esattamente sopra la nostra testa.


Con questa poetica Valentina Frosini descrive il suo progetto presentato al Salone Satellite 2009. Mollette per stendere il bucato che sicuramente rendono più piacevole un'attività da svolgere all'aperto tra l'azzurro del cielo e un cinguettio emozionale.

mercoledì 21 ottobre 2009

FASHION | Petite Mademoiselle, il delicato romanticismo di Sheila Salvato

Carta d'identità
Nome e cognome: Sheila Salvato
Brand: Petite Mademoiselle
Professione: Illustratrice e cool hunter
Link: Petite Mademoiselle


Le creazioni della giovane italo-eritrea Sheila Salvato mi hanno immediatamente colpita per il loro delicato romanticismo e lo stile spiccatamente minimal e chic: il candido bianco delle sue t-shirt si fa garbatamente spazio tra pizzi, nastri, volant, elementi tipici di una femminilità virginale e vagamente maliziosa. Le sue shopping bag, accompagnate da eleganti illustrazioni e frasi romantiche, sembrano volerti accompagnare con discrezione lungo la faticosa giornata, alleggerondola miracolosamente. La collezione si compone di pezzi basic, ispirati ad una musa leggiadra, in bilico tra passato e futuro, una giovane donna dalla spiccata vocazione internazionale e cosmopolita, camaleontica, in grado di adeguarsi ad ogni situazione grazie all'estrema versatilità dei suoi capi: le deliziose t-shirt di Petite Mademoiselle possono essere indossate in occasioni mondane con un blazer, capo must dell'autunno, o per un pomeriggio tra amiche con micro gonne basic.


Dopo il successo riscosso alla fiera Tranoi di Parigi, Sheila ha recentemente lanciato la sua seconda collezione, disponibile nel suo grazioso negozio online: potete scoprire le sue creazioni visitando il sito Petite Mademoiselle.

martedì 20 ottobre 2009

DESIGN | Studio O+A per Facebook

Carta d'identità
Designer: Studio O+A per Facebook
Dove: Palo Alto, USA
Link: Studio O+A

Foto da Deezen

Gli interior designer di Studio O+A hanno ultimato il quartier generale di Facebook a Palo Alto, in California, un progetto che riflette i valori cardine del social network più celebre del pianeta: libertà d'epressione, individualità e creatività.

Ubicato nei locali di un ex laboratorio risalente agli anni Sessanta, l'edificio ospita i circa 700 dipendenti di Facebook, prima dislocati in dieci differenti location. Il progetto si è sviluppato anche grazie al contributo degli impiegati del social network, che hanno avuto la possibilità di dire la loro in termini di interattività, e di essere continuamente aggiornati sullo sviluppo del progetto, proprio grazie alla stessa piattaforma web, usata per condurre sondaggi sulle decisioni assunte in fase di progettazione.

Per mantenere l'originaria divisione tra le varie sezioni, gli ambienti sono stati differenziati usando colori codificati che permettono di identificare immediatamenteogni divisione all'interno degli open space. Alcune pareti sono state volutamente lasciate incompiute per permettere ai dipendenti di decorarle proprio come fossero writer, dando libero sfogo alla propria creatività. In conformità con le aspirazioni ecologiste degli impiegati, la struttura è stata, inoltre, interamente realizzata riciclando materiali provenienti dal precedente laboratorio e utilizzando componenti industriali per un uso post-industriale.


Gli spazi comuni sono stati concepiti come agorà contemporanee, insolite piazze post-moderne in cui incontrarsi e confrontrarsi, un nuovo modo di ideare gli spazi lavorativi.

lunedì 19 ottobre 2009

ARCHITETTURA | Slit Court by EASTERN Design Office

Carta d'identità
Nome: EASTERN Design Office
Titolo: Slit Court
Dove: ASumizome, Kyoto, Japan
Link: www.eastern.e-arc.jp

foto by Koichi Torimrua

Gli architetti giapponesi EASTERN Design Office hanno da poco completato un edificio residenziale di cinque piani dove gli appartamenti sono disposti intorno ad una corte interna racchiusa da curve alte 15 metri. L'edificio è situato in strette stradine urbane e la corte interna punta ad aumentare la presenza di luce naturale negli appartamenti, accessibile ai residenti attraverso un tunnel decorato da solide forme rappresentanti un albero di ciliegio.

Il lotto di terra destinato alle case in Giappone è generalmente stretto e, di solito, affaccia su una stretta strada che svolta nella via principale della città, destinata a trasporti e commerci. Quindi, secondo il gruppo di architetti giapponesi, la gente non ha uno spazio dove condividere la gioia di vivere insieme. Ed è per questo che ritengono fondamentale la presenza di una corte interna, nella quale risiede l'essenza dell'architettura e, attraverso la quale, il gruppo di architetti cerca di proteggere terra, luce e cielo, tutto dentro l'edificio.

domenica 18 ottobre 2009

DESIGN | QLOCKTWO by Studio Biegert & Funk

Carta d'identità
Nome: QLOCKTWO
Design by: Studio Biegert & Funk
Link di riferimento: qlocktwo.com

Immagine da qlocktwo.com

QLOCKTWO è un particolarissimo orologio da parete che può essere acquistato on line al prezzo di 885 euro. È composto, fondamentalmente, da un pannello retroilluminato da led su una griglia di parole, disponibile in 6 tonalità di colore ed in altrettante lingue, che si illuminano mostrando l'orario. Un oggetto di uso comune completamente stravolto, dalla ricerca per la semplicità che porta ad un design pulito ed essenziale. Il progetto di questo affascinante prodotto è dei designer dello studio Biegert & Funk.

 
 
 

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

sabato 17 ottobre 2009

EXIBITION | Traslochi ad Arte presenta: "I Sette vizi capitali"

Carta d'identità
Titolo: I Sette vizi capitali
Dove: MADS, via dei Sabelli 2 (San Lorenzo) Roma
Quando: 18 ottobre 2009, h 21.30
Link: Traslochi ad Arte


Il MADS, locale storico del quartiere San Lorenzo, apre la stagione 2009-2010 con l’anteprima de I Sette vizi capitali. Trenta artisti illustreranno i Sette vizi capitali con fotografia, pittura, scultura, musica, teatro, letteratura, danza e videoarte.
Traslochi ad Arte dopo un anno di vita come associazione culturale, durante il quale ha coinvolto cento artisti nella realizzazione di sei spettacoli, ognuno differente dall’altro, invita all’anteprima de "I Sette vizi capitali" che si terrà domenica 18 ottobre 2009, alle ore 21.30.
Interverranno oltre trenta artisti, che con la musica, la recitazione, la danza e le immagini, interpreteranno i Sette vizi capitali. Una prima versione dello spettacolo per festeggiare la nuova stagione di Traslochi ad Arte; che continua a seguire la sua proposta artistica presentando ogni volta un tema unico e permettendo all’arte di esprimersi nei modi più differenti.
Nella scelta teatrale di Marzia Colandrea si incrociano storie classiche e ironie moderne. Le fotografie e i quadri, selezionati da Rossana Calbi e Marianna Pisanu, incorniciano le interpretazioni teatrali e le esibizioni di danza. La pièce d’arte scenica si svolge in mezzo al pubblico, che è coinvolto nello spettacolo anche grazie al gioco “Compagni di Vizio”.
Anche la pittura non rimane appesa ai muri, ma prende parte alla stessa serata con realizzazioni live delle opere d’arte.
La musica curata da Paolo Checchi e Valerio Modesti è il fil rouge dell’intera serata, accompagnando teatro, danza, letteratura e le chiacchiere del pubblico. La letteratura diventa protagonista quando esce dalla pagina scritta e viene vissuta dalle altre arti che la interpretano; Alessandro Di Iorio ha rintracciato, per questa serata, solo autori inediti, a cui ha fatto raccontare delle storie “viziose”. L’intero svolgimento della serata sarà supportato tecnicamente da Federico Cinti, che renderà possibili le istallazioni, i giochi di luce e ogni piccola magia presente durante lo svolgimento della serata.
Lo scopo dell’evento è quello di rendere partecipe lo spettatore che non avrà un unico punto di riferimento, ma più sollecitazioni artistiche e non solo.
Il MADS, dopo la ristrutturazione estiva, riapre con un spettacolo originale e unico, la prima esibizione d’arte su I Sette vizi capitali di Traslochi ad Arte.

Per informazioni: www.traslochiadarte.com, www.myspace.cm/traslochiadarte
Rossana Calbi, +39 334 3450090, rossanacalbi@gmail.com

Immagini dell'evento: link

 
 
 

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

venerdì 16 ottobre 2009

FOTOGRAFIA | Testimoni / Testigos, il talento tragico di Pierre Gonnord

Carta d'identità
Nome e cognome: Pierre Gonnord
Data e luogo di nascita: Cholet (Francia), 1963
Evento: Mostra "Testimoni / Testigos"
Dove: Forma Centro Internazionale di Fotografia, Piazza Tito Lucrezio Caro1, Milano
Quando: dal 16 ottobre al 22 novembre, tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00, giovedì e venerdì dalle 10.00 alle 22.oo, chiuso il lunedì
Link: Forma

©Pierre Gonnord/Galería Juana de Aizpuru

Prende il via oggi, nella prestigiosa cornice di Forma, Centro internazionale di Fotografia, la mostra "Testimoni / Testigos", una selezione di scatti di Pierre Gonnord, fotografo francese, residente a Madrid, considerato uno dei maggiori ritrattisti della fotografia contemporanea. Un percorso visivo caratterizzato da una straordinaria vitalità tragica: la mostra presenta una serie di intensi ritratti di mendicanti e gente di strada, testimoni di una realtà dolorosamente drammatica, raccontata attraverso l'obiettivo di Gonnord, in una sorta di dialogo visivo intimo e silenzioso. Gonnord sembra voler penetrare nel profondo i suoi soggetti, restituendo, come accade nel realismo spagnolo di maestri come Goya, la potenza psicologica e tutta umana racchiusa nei tratti del viso e nello sguardo dei protagonisti: questi ultimi assumono l'intensità di personaggi biblici, epici. I volti sono scavati, rugosi, feriti, o restituiscono la levigatezza triste di un'infanzia violata. Le mani segnate raccontano la fatica quotidiana del vivere. I soggetti di Gonnord sembrano acquistare così la stessa forza monumentale e tragica di personaggi caravaggeschi.

La mostra è organizzata in collaborazione con la Comunidad de Madrid e fa parte di MADE IN MAD, iniziativa che avrà luogo, in occasione della sua terza edizione a Milano.

©Pierre Gonnord/Galería Juana de Aizpuru

 
 
 

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

giovedì 15 ottobre 2009

INTERVISTA | Alessandro Mendini

Carta d'identità
Nome e cognome: Alessandro Mendini
Professione: Architetto, designer, artista, teorico e giornalista
Link di riferimento: Atelier Mendini

Ph. Roberto Arleo©

L'architetto Alessandro Mendini è nato a Milano nel 1931. Ha diretto le riviste "Casabella", "Modo" e "Domus". Sul suo lavoro e su quello compiuto con lo studio Alchimia sono uscite monografie in varie lingue.
Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, architetture. Collabora con compagnie internazionali come Alessi, Philips, Cartier, Swatch, Hermés, Venini ed é consulente di varie industrie, anche nell'Estremo Oriente, per l'impostazione dei loro problemi di immagine e di design. E' membro onorario della Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme ed è professore onorario alla Accademic Council of Guangzhou Academy of fine Arts in Cina. Nel 1979 e nel 1981 gli è stato attribuito il Compasso d'oro per il design, è "Chevalier des Arts et des Lettres" in Francia, ha ricevuto l'onorificenza dell'Architectural League di New York e la Laurea Honoris Causa al Politecnico di Milano. E’ stato professore di design alla Hochschule für Angewandte Kunst a Vienna. Suoi lavori si trovano in vari musei e collezioni private.
Nel 1989 ha aperto assieme al fratello, architetto Francesco, l'Atelier Mendini a Milano, progettando le Fabbriche Alessi a Omegna, la nuova piscina olimpionica a Trieste, alcune stazioni di metropolitana e il restauro della Villa Comunale a Napoli, il Byblos Art Hotel-Villa Amistà a Verona, i nuovi uffici di Trend Group a Vicenza in Italia; una torre ad Hiroshima in Giappone; il Museo di Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera; il palazzo per gli uffici Madsack ad Hannover, un palazzo Commerciale a Lörrach in Germania e altri edifici in Europa e in U.S.A.

• Quali sono i passaggi che trasformano un'idea su carta ad un progetto finito? Quali sono i problemi da affrontare?
Oggi (ma più o meno anche sempre) fare design vuole dire introdurre degli oggetti di qualità sulla scena del mondo, così che i “sistemi delle cose” si pongano in armonia. Si tratta di una tensione, di un'utopia. La violenza del mondo contemporaneo conduce verso tutte altre strade.

• Negli anni lo spirito, dell'Atelier Mendini usato nella progettazione, ha subito dei cambiamenti?
Il passaggio da una ipotesi a un manufatto può avere due esiti opposti: o quello positivo di affinare durante il processo di realizzazione l'idea di partenza, oppure quello negativo, di farne perdere le tracce.

• Un prodotto di design deve sempre stupire lo spettatore/fruitore?
Le ipotesi di base sono stabili: quelle della sperimentalità dei linguaggi visivi applicati alle varie scale del progetto, con una attenzione alla sua “anima”. Variano logicamente i metodi, i materiali, le tecnologie, i contesti umani, sociali e geografici...

• Cosa significa fare design oggi?
Un oggetto di design è un personaggio: deve farsi vedere e deve provocare un pensiero.

• Munari diceva che da cosa nasce cosa. Dove nasce la creatività? Dove si nasconde la sua origine?
Nel caso del nostro Atelier lavoriamo elaborando dei linguaggi. Sono come degli alfabeti visivi, degli stilemi che permettono combinazioni infinite. Li applichiamo a due e a tre dimensioni, sia piccoli che a scala di architettura.

• Secondo lei il design deve rivolgersi sempre ad un grande pubblico?
Il design di cui mi occupo io varia da lavori quasi individuali (prototipi, arte) ad oggetti di ampia tiratura industriale. E' come la differenza fra l'alta moda e il prêt à porter.

• C'è un progetto a cui è più legato? Quale? Perchè?
Più che a singoli oggetti sono interessato al rapporto fra di loro, alla loro “messa in scena”. Sono i molti attori di una commedia, ognuno con un suo carattere (buono o cattivo, forte o debole...).

• Di quali sentimenti o emozioni raccontano i progetti dell'Atelier Mendini?
Vorrebbero introdurre nella vita di chi li usa: buona energia, reazioni critiche, idee e pensieri.

• Crede che le università abbiano un ruolo fondamentale nella preparazione culturale dei progettisti del futuro?
Salvo eccezioni le scuole del progetto in Italia (Accademie, Università, eccetera) sono dei luoghi disperati, organizzati in maniera kafkiana, dove l'insegnamento della libertà e del futuro creativo è solo un sotto-problema.

• Quali sono i fattori che creano vantaggi competitivi? Quando un prodotto ha successo? E in base a quali fattori?
Secondo la mia esperienza la fortuna di un prodotto non è programmabile (il discorso però sarebbe molto lungo!)

• Che cosa rappresenta l'architettura nella nostra società? Quanto è influente lo spazio sulle persone che andranno a vivere quegli ambienti?
L'architettura, e certo anche la città, è il nostro principale contenitore, e condiziona ogni uomo, nel bene e nel male. Opere valide, e anche bellissime, continuano a sorgere. Ma la loro qualità sociale è inversamente proporzionale al bussines che le sottende.

• Nell'epoca globalizzata dell'incontro/scontro tra culture, come può contribuire l'architettura alla definizione di politiche sociali atte a mitigare i conflitti nello spazio urbano?
L'architettura globalizzata esprime una specie di nuovo colonialismo. Le grandi architetture cadono sui luoghi del mondo come grandi meteoriti, spesso provocando ferite nei tessuti urbani. D'altra parte provocano anche delle utili scosse energetiche, in grado di ossigenare delle situazioni stagnanti. Considero che le architetture ”forti” oggi assomiglino a delle ”agopunture territoriali”.


 
 
 

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

mercoledì 14 ottobre 2009

FOTOGRAFIA | Eyes to me

Carta d'identità
Evento: Eyes to me
Dove: Milano, P4 Temporary Gallery
Quando: dal 15 al 24 ottobre
Link: Eyestome


Eyes to me si delinea come un vero e proprio progetto, nato dalla consapevolezza dei nuovi scenari e delle nuove opportunità, apertisi per i giovani artisti nel corso dell'ultimo anno. Partendo da questo nuovo stimolante panorama culturale, Eyes to me ha riunito una serie di realtà differenti, aperte, collaborative che mirano a diffondere un nuovo linguaggio comunicativo: un linguaggio dalle mille sfumaure, che parli di attitudini differenti, quelle di tredici giovani fotografi, provenienti da svariati background culturali e formativi. Una polifonia affascinante, in cui ognuno ha cercato di fornire la propria personale interpretazione della scena italiana nel campo della fotografia di moda: il risultato sono una serie di istantanee che potrebbero diventare un nuovo punto di riferimento per i giovani talenti che verranno, lontano dal mainstream dei soliti noti.

L'esposizione verrà inaugurata domani 15 ottobre negli spazi della P4 Temporary Gallery.


 
 
 


Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

lunedì 12 ottobre 2009

FOTOGRAFIA | Paris Photo 2009

Carta d'identità
Nome e cognome: Paris Photo 2009
Dove: Parigi - Carrousel du Louvre
Quando: dal 19 novembre a 22 novembre 2009
Link: Paris Photo


Creata nel 1997 da un'editore olandese, Paris Photo è considerata la più importante fiera della fotografia del mondo. Quest'anno particolare spazio è dedicato alla fotografia dei paesi Arabi e dell'Iran. Per l'occasione saranno presenti 89 gallerie provenienti da 23 paesi diversi. Tre le gallerie italiane: Brancolini Grimaldi, Forma e Guido Costa Projects. Nello stand di Brancolini Grimaldi sarà possibile ammirare alcune opere di Massimo Vitali e Olivo Barbieri. Insomma un appuntamento da non perdere per rendersi conto dello stato di salute della fotografia internazionale e vedere da vicino le opere dei più affermati artisti fotografi del momento. Un'occasione inoltre per visitare alcune delle oltre sessanta mostre allestite nella capitale francese che si svolgono nell'ambito del mese della fotografia di Parigi, rassegna annuale di fotografia, della quale Paris Photo fa parte integrante.

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

DESIGN | Sybarite per Stefanel

Carta d'identità
Designer: Sybarite per Stefanel
Dove: Francoforte
Link: Sybarite
Foto da Deezen

Lo studio londinese Sybarite ha ultimato gli interni del nuovo store Stefanel a Francoforte. Scopo del progetto: sostenere, attraverso un design decisamente moderno e sexy, la svolta del brand nel campo del retail. Un'immagine completamente nuova per i negozi Stefanel, un linguaggio architettonico forte e immediatamente riconoscibile, che andrà armonicamente a fondersi con l'identità versatile e moderna dello storico brand veneto.

Gli interni del nuovo store sono realizzati con una serie di elementi in plastica e acciaio, dalla natura fortemente futuristica. I componenti modulari consentiranno inoltre di applicare il nuovo concept in 700 store di differenti dimensioni in tutto il mondo, senza che nulla vada perduto sul piano estetico ed architettonico. Un sistema caratterizzato da un'estrema flessibilità, grazie a cui sarà possibile aggiungere nel tempo componenti extra e svilupparne di nuovi, in conformità con le esigenze del marchio e con le sfide future del retail.

L'apertura del nuovo flagship store è prevista per il 15 Ottobre prossimo.




Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

domenica 11 ottobre 2009

FASHION | Viktor & Rolf e Studio Job, Paris Fashion Week

Carta d'identità
Nome e Cognome: Viktor & Rolf e Studio Job
Dove: Parigi
Quando: Paris Fashion Week Spring/Summer 2010
Link: Deezen

Foto da Deezen

Quando la moda incontra l'arte il risultato può diventare stupefacente e a tratti fiabesco: è questa la prima impressione che si ricava guardando le splendide immagini della sfilata del duo olandese Viktor & Rolf alla settimana della moda di Parigi. La collezione, connotata da una forte vena di romantica teatralità e caratterizzata dall'intenso uso del tulle, si innesta su giochi geometrici di ruches, spirali, balze e giganteschi ventagli. Palette di colori soft come il cipria, il tortora, il rosa e l’azzurro pastello, il lilla talvolta interrotti da lampi di smeraldo, rosso e dai grafismi del nero. Il tutto nella suggestiva scenografia creata ad hoc dagli artisti tedeschi dello Studio Job: un enorme mappamondo dall'aria vagamente retrò, interamente ricoperto da una scintillante pioggia di strass, a decorare la passerella, insieme ad una deliziosa Roisin Murphy, anch'essa rigorosamente in tulle, intenta a cantare dall'alto di un gigantesco altoparlante.

 
 
 

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

PROTAGONISTI | Due Mosche Bianche - Ago Filo e Creatività


Prendi una città di mare ligure come Albissola Marina, nota per la sua passeggiata degli artisti, quasi un chilometro di mosaico realizzato da venti artisti tra cui Lucio Fontana, Carlos Carlè e Leonardo Leoncillo, mettici due giovani creatrici di moda, due esordienti fashion designer, una italiana, Stefana Fatta, l’altra ucraina di Sevastopol, Anya Konhokova.
Due amiche che si incontrano in uno storico atelier di moda dove lavorano, e intraprendono il loro sodalizio professionale avviando una società e aprendo il loro primo laboratorio sartoriale e show room tra i carrugi di Albissola.
Due Mosche Bianche, due mondi diversi che si legano ad uno stesso percorso creativo professionale.
Uno stile che evoca un mito d’oltralpe, Coco Chanel, e anche uno italianissimo come Elsa Schiapparelli, due successioni nel tempo, un liet motiv crescente legato alle tradizioni ed al bon ton, con lo sguardo rivolto al futuro, al contemporaneo, a Jhon Galliano e a Mary Quant, per ritornare a viaggiare tra i carrugi delle vecchie sartorie genovesi citando le sorelle Sobrero.
L’attenzione rivolta all’artigianale, al made in Italy, al fatto a mano, si lega a doppio filo alla creatività, alla ricerca di nuove ispirazioni, alla comunicazione tra varie espressioni artistiche.


Le Due Mosche Bianche è un atelier che crea prêt-à-porter e abiti su misura, coniuga la moda all’interior design quando scelgono di affidare la realizzazione del loro show room ad uno studio di designer di Genova, Grooppo.org.
Un contenitore collettivo nato fuori dalla facoltà di architettura genovese, che raduna cinque giovani designer. La scelta del palindromo grooppo.org, che cita il web e gli Stereolab, sottolinea la volontà di muoversi al confine tra l'architettura e la comunicazione, tra la percezione sociale degli oggetti e l'identificazione soggettiva attraverso le tecnologie, lavorando su progetti dalla caratteristica impronta multimediale. Più che una sigla è un programma di intenti, giocoso e plurale come la visione del mondo che i cinque attuali membri hanno.

Insomma in questo scorcio di Riviera Ligure di Ponente, le Due Mosche Bianche, Stefania e Anya hanno piantato le loro radici, In Direzione Ostinata e Contraria, tanto per citare un genovese DOC, rispetto al resto del mondo che insegue le capitali della moda, ma pronte ad inseguire forbici in mano qualunque spunto creativo che le faccia volare.



Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

sabato 10 ottobre 2009

MADE ME SMILE | Lego tv remote


 
 
 

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

venerdì 9 ottobre 2009

FASHION | 50 Shoes that changed the world

Carta d'identità
Titolo: Fifty shoes that changed the world
Pubblicazione: 2009, Design Museum
Link: DesignMuseum


A novembre vedrà la luce un altro volume della serie "Changed the world", edita dal Design Museum di Londra e dedicata ai prodotti che hanno lasciato un segno durevole nello spirito del proprio tempo. Questa sarà la volta di abiti e calzature, destinati a passare alla storia per aver ricoperto un ruolo fondamentale nei cambiamenti sociali e per essere stati catalizzatori di un certo spirito rivoluzionario. In particolare, il volume "Fifty shoes that changed the world" approfondisce la storia dei cinquanta modelli di scarpe che hanno avuto un impatto sostanziale sul mondo del design contemporaneo: partendo dal Frye boot del 1863 sino alle recenti creazioni futuristiche dell'architetto Zaha Hadid per il marchio Melissa o per Lacoste, il volume ci trasporta, in un curioso continuum storico-artistico, tra quelle che sono diventate vere e proprie icone del design oltre che simboli della zeitgeist culturale.
Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

giovedì 8 ottobre 2009

ARTE CINEMA | Il mistero del falco

Carta d'identità
Titolo: Il mistero del falco (The maltese falcon)
Regista: John Huston
Genere: Noir
Anno di produzione: 1941
Produzione: Hal B. Wallis (executive)


“Il mistero del falco” (“The maltese falcon” in lingua originale) del 1941, diretto da John Huston, è considerato una pietra miliare tra i film noir, quando questo particolare genere attraversava i suoi anni migliori nel decennio dal 1940 al 1950. In verità il noir non è da considerarsi propriamente un genere visto che i registi di quegli anni non si rendevano conto di aver realizzato film noir, è stata la critica degli anni successivi a definire i “crime movies” di quel decennio come film noir. Le atmosfere, i temi loschi, sono state usate negli anni '90 fino ai giorni nostri, molti film moderni sono infatti definibili noir ma hanno abbandonato alcune caratteristiche tipiche dei film dal '40 al '50 che non si adattano ai film di oggi. Il termine “noir” nasce però in Francia molti anni prima del 1940, usato per definire quei film americani che avevano trame intricate e temi oscuri. Il noir era collegato indiscutibilmente al realismo poetico francese degli anni '30.

Trama:
La trama presenta delle caratteristiche tipiche del noir, a partire dalla classica figura del detective, largamente usata in quegli anni soprattutto per i film gialli. Ma al contrario del detective del giallo che risolve i misteri grazie alla sua astuzia, il detective noir è quasi sempre corrotto, attaccato al denaro e svolge lavori sporchi. Spesso il detective è un personaggio decadente amareggiato dalla vita che si ritrova intricato nelle vicende senza un motivo preciso, che spesso lo conducono alla rovina o peggio, alla morte.Il protagonista ne “Il mistero del falco” è un detective privato chiamato Sam Spade, interpretato da Humphrey Bogart, che ha uno studio con un suo collega. Una donna cerca aiuto presentandosi allo studio, per ritrovare la sorella minorenne scappata con un uomo pericoloso. La donna in questo caso, è la classica dark lady noir: sembra debole e indifesa mentre invece è immischiata in losche faccende, coinvolge il protagonista e lo abbandona dopo averlo sedotto, per ottenere ciò che desidera. Questi personaggi femminili si presentavano così poiché in quel periodo cominciava a prendere piede una certa misoginia, si diffidava da donne in carriera che cercavano la propria autonomia, ed è per questo che il cinema fa vedere le donne come un pericolo, una minaccia per l'uomo, con le sembianze di una femme fatale. Come in questo caso, la donna si presenta come fragile per farsi aiutare per poi rivelare i suoi veri interessi.Il caso della donna viene seguito dal collega di Spade, Archer. Spade sarà chiamato nel cuore della notte poiché il suo collega è stato trovato ucciso sul luogo del pedinamento. Da qui in poi, il detective cercherà di capire perché il collega è stato ucciso, in parallelo con la polizia che sospetta di lui e gli sta alle calcagna. Si scoprirà che la vicenda ha a che fare con un falco ricoperto di pietre preziose, un dono dei Cavalieri di Malta al re di Spagna Carlo V (come spiegato all'inizio del film). Il detective si troverà coinvolto alla ricerca di questo oggetto e si scoprirà che la dark lady per avere il falco sarà pronta a fare qualsiasi cosa. Il detective non si fiderà mai completamente, la accuserà di recitare sempre una parte nascondendo la verità.Tutti quanti cercano il falcone maltese, tra cui: la dark lady, un collezionista che ha l'aspetto di un uomo grasso, come è tipico nel film noir caratterizzare i personaggi laterali (cioè che non hanno una parte principale) con fisionomie curiose o bizzarre, un altro esempio è Joel Cairo interpretato da Peter Lorre che è uno psicopatico che si presenta come un effeminato, violento e dolce al tempo stesso.



Letteratura:
Il film è tratto dal romanzo di Dashiell Hammett “The maltese falcon” del 1930, già utilizzato nel '31 e nel '36 per due film prodotti dalla Warner che ne comprò i diritti. Il libro presenta delle caratteristiche tipiche della sceneggiatura cinematografica, come ad esempio la scena in cui Spade viene svegliato nel cuore della notte dal telefono che annuncia la morte del collega: noi vediamo nel buio una mano che a tastoni cerca la cornetta del telefono, nel libro è descritto dettagliatamente allo stesso modo, non fa capire subito a chi appartiene la mano. I personaggi descritti nel romanzo sono molto particolareggiati. Ad esempio Spade viene descritto come un uomo corpulento, con una “v” ricorrente sul viso, sembra un diavolo biondo. Mentre Humphrey Bogart interpretata Spade come un disilluso a volte anche sadico, ad esempio quando sta per dare un pugno a Joel Cairo, sfoggia un sorriso maligno.

Inquadrature:
Mentre il romanzo ha una struttura piuttosto classica, John Huston usa l'inquadratura lunga (long take). Solitamente nel cinema degli anni '20 e '30 non si riprendeva l'ambiente nella sua interezza, veniva ripreso un personaggio alla volta con campo e controcampo. Il long take era molto raro in quegli anni. Ampiamente usata nel noir è la soggettiva (ciò che vede un personaggio intradiagetico) e viene usato spesso il grandangolo per dare distorsione alle immagini. Nel caso de “Il mistero del falco” si riprende solitamente tutto dal basso, nello studio cinematografico vengono costruiti anche i soffitti, cosa che non si faceva mai vedere nell'inquadratura classica. La visione dal basso fa sembrare le figure più imponenti, come ad esempio il collezionista grasso sembra ancora più enorme. Essendo in bianco e nero, come solitamente avviene nel noir anni '40-'50,si hanno delle ombre nette o accentuate. Gli interni sono bianchi e spaziosi per avere contrasto maggiore con i personaggi.Al contrario del romanzo il film inizia con la presentazione del famoso falcone maltese, viene spiegato cos'è con delle scritte che scorrono sullo schermo. Mentre nella seconda scena si vede il ponte di San Francisco che non c'entra nulla con la leggenda dell'inquadratura precedente, questo per dare allo spettatore un senso di disorientamento: come i protagonisti si trovano intricati in situazioni che non comprendono, spesso lo spettatore del film noir si troverà disorientato a causa di sogni, ellissi temporali e inquadrature asimmetriche.

 
 
 

Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

mercoledì 7 ottobre 2009

FASHION | Kate Moss Topshop's Sparkly Holiday Collection

Carta d'identità
Nome e cognome: Kate Moss Topshop's Sparkly Holiday Collection
Dove: negli stores Topshop
Quando: a partire da Novembre 2009
Link: Topshop.com

foto da Nitrolicious

Sarà in vendita, a partire dalla prima settimana di novembre, la nuova Topshop Holiday Collection, firmata dalla it girl per eccellenza, Kate Moss. Ennesima collaborazione tra il brand made in UK e l'intramontabile icona di stile, la collezione è come sempre caratterizzata da uno stile spiccatamente "mossiano", potremmo dire: non mancano i mini dress dall'allure vagamente rock, cui si affiancano capi dallo stile più bon ton, come l'abito in velluto, impreziosito da inserti pitonati nella stessa palette blu notte, bluse impalpabili in una delicata tonalità di grigio e cardigan finemente decorati da centinaia di piccole perle. La collezione comprende inoltre anche capi di lingerie, come pigiami in seta e leziosi completi intimi in un caldo velluto rosso, quasi a rievocare certe atmosfere in puro stile burlesque. Una linea destinata a rendere più glamourous le prossime feste per le fedeli adepte del culto "Kate Moss".


Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

martedì 6 ottobre 2009

DESIGN | I giovedì del Design

Carta d'identità
Evento: I giovedì del design
Dove: Design Library, Milano
Quando: dal 1 ottobre al 17 dicembre
Link: Design Library

foto da Designerblog

Il piccolo tempio intitolato al design, la celebre Design Library di Milano, ha dato nuovamente il via al ciclo di incontri "I giovedì del Design": a partire dal primo ottobre si rinnova l'appuntamento settimanale che attira appassionati ed esperti del settore e che vede protagonisti designer internazionali e professionisti di ambiti creativi diversi, in incontri dalla natura spiccatamente open minded e multidiciplinare.
Il successo dell'iniziativa, che si configura come un ciclo di veri e propri momenti di riflessione su numerosi aspetti del design contemporaneo, oltre che come occasione di fruttuosi confronti tra persone provenienti da background differenti, è ormai cosa certa: si è ormai giunti alla quarta stagione e il programma continua ad essere estremamente vario, diversificato, completo.
Per questa stagione, che si concluderà il 17 dicembre, sono previsti sette cicli di incontri:

• Alla Castiglioni: incontri dedicati ai designer che si raccontano attraverso gli oggetti
• Giovedì ADI: conversazioni sulle questioni contemporanee del design
• Il Design Sostenibile: esperienze progettuali e dibattito sui temi della sostenibilità
• La Fabbrica del Design: un imprenditore e un designer raccontano l’iter progettuale di un prodotto di successo
• Progettare il Futuro: il lavoro di ricerca realizzato dalle più importanti scuole di design internazionali
• Design Identity: design e comunicazione, i protagonisti si raccontano
• Vitamina D: porte aperte ai giovani designer

Il prossimo incontro, l'8 ottobre, vedrà protagonista il designer John Thackara, noto per i suoi lavori nel campo del design sostenibile e per il suo ruolo fondamentale nel dialogo internazionale sul futuro del pianeta.

Fuori programma, invece, l’inaugurazione della mostra “R.S.V.P.: 1000 inviti di moda, arte e design”, ospitata dalla DesignLibrary dal 22 al 27 ottobre, in occasione di Milano design‐in‐the‐city, il nuovo evento cittadino interamente dedicato agli amanti del design che coinvolgerà i migliori negozi e showroom del settore attraverso luoghi e percorsi culturali, di cui abbiamo parlato qui.
Se ti è piaciuto l'articolo, iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!
Related Posts with Thumbnails