1 maggio 2010

VIAGGIARE | Olumo Rock (Abeokuta) - Osun Sacred Forest (Oshogbo)

Oggi pubblico per intero alcune pagine del diario di bordo di Renato Modesti, non aggiungo altro. Buona lettura.








17-18 aprile 2010











Le giornate si fanno sempre piu' minacciose, la stagione delle piogge comincia a dare i primi segnali. Sabato appena scorso (24) un'acquazzone di 5-6 ore ha bloccato i miei progetti di gita verso est in motorino.
Ma lo scorso week end le acque ci hanno risparmiati e venerdì pomeriggio io, Obande e l'inseparabile Bajaj ci siamo diretti verso nord-est, direzione Abeokuta e Oshogbo.
Queste due città e la regione nell'insieme sono il fulcro della cultura yoruba tipica del sud-ovest, centro economico con la maggiore densità umana del Paese, ma anche centro della cultura tradizionale yoruba o di ciò che resta. Dopo le prime due ore necessarie per lasciarsi alle spalle il caos lagosiano riprendiamo magicamente possesso degli spazi aperti e ci ricordiamo che la natura grazie al caldo e all'acqua da queste parti è potente e rigogliosa: morbide colline, verde abbagliante, terreni fertili poco utilizzati, ma foreste quasi inesistenti...
Dopo un paio di soste refrigeranti anche per il 100cc boxer arriviamo all'imbrunire a Abeokuta e si interrompe la poesia: strade colme di macchine chiassose, ingorghi e clacson... il mattino seguente si riesce a capire meglio dove siamo: è una città vera e propria concentrata nella valle ma con molti agglomerati su diverse colline. Il punto piu' alto è la propaggine granitica di Olumo Rock, fin dall'antichità luogo sacro dove sacerdotesse professano il loro sincretismo religioso e la loro arte magica sacrificando esseri viventi adorando Divini. Mantiene questo ruolo anche se con una piega decisamente piu' turistica: donne vivono nelle grotte con i loro amuleti che per essere visti e fotografati devono essere profumatamente pagati. La maestosità di un Baobab deputato alla protezione del territorio è superata da un'ascensore non funzionante che dovrebbe facilitare l'ascesa dei pigri cittadini per una “scalata” di ben 70m: di certo la vista è piacevole, sono attratto soprattutto dall'architettura decadente delle abitazioni, quasi tutte di inizio '900, quando molti nigeriani sopravvissuti ripresero il cammino a ritroso delle navi negriere, solo per chi, ovviamente, sapeva di preciso da dove veniva e per chi riusci' a raccimolare soldi dopo la fine della schiavitu'. Tra i discendenti illustri vi sono: l'ex presidente Obasanjo, il premio Nobel per la letteratura Syinka e il mitico Fela Kuti.












Riprendiamo la marcia, siamo solo a metà strada dalla meta: Oshogbo. Il caldo della express (tipo un'autostrada) mi stordisce, una deviazione su una strada secondaria ci fa allungare il percorso, ma ci ripaga con dolci colline stile centro Italia. Le indicazioni stradali non sono il punto di forza dei nigeriani, cosi' arrivati in città, casualmente ci ritroviamo nella casa di Susanne Wenger, illustre scultrice austriaca, che dagli anni '50 ha vissuto qui, fulcro dell'arte e cultura yoruba. Si è spenta nel gennaio del 2009 ma la sua casa è aperta a chiunque la voglia visitare. Chiamata Aduni Olosa (“l'adorata”) dagli abitanti ha lavorato scolpendo in modo personale centinaia di opere ispirandosi alle divinità locali. La maggior parte sono conservate nello splendido museo a cielo aperto della Osun Sacred Forest, diventata patrimonio dell'Unesco forse grazie al suo lavoro. Sono pochi ettari ma ci permettono di capire com'era l'intera area, l'intero sud della Nigeria forse l'intero Golfo di Guinea: foreste d'alto fusto (di cui ancora non riconosco le specie) ricche di uccelli e scimmie, rivoli d'acqua fangosi pieni di vita, veri e propri boschi di Bambou, una straordinaria maggiore freschezza e quiete rispetto alla vicinissima città.












Ma già è ora di ripartire e il pomeriggio soleggiato il Bajaj forse si surriscalda e si stanca perdendo un po' di spunto nei giorni successivi. L'ultima foratura sul Babangida Bridge, la terza dopo l'ingresso trionfale a Lagos e qui dopo un paio di km a spingere su un ponte infinito un poliziotto si incuriosisce alla nostra storia e si prodiga per chiamare un amico che arriva col motorino e qualche ferro, smonta la ruota e dopo un po' torna con la ruota sistemata. Nelle due ore di attesa il poliziotto tra un'emergenza e la normale amministrazione ci racconta delle lunghe notti sul ponte aspettando balordi e trafficanti di crude oil che passano con chiatte per il mercato nero diretti al porto. Ed il buon poliziotto sottopagato non può altro che prendere una mancia e lasciar passare le chiatte. Storie di ordinaria quotidianità UpsiteDown nigeriana e ci diamo appuntamento ad una delle prossime sere ad aspettare romanticamente le chiatte al tramonto.












Complessivamente:
circa 600 km percorsi (meno di due pieni),
attraversati quattro Stati federali,
chiesto un centinaio di indicazioni stradali,
con risposte utili del 19% circa,
mangiato poco.














Si ringrazia Renato Modesti per il testo e le Fotografie.

1 commento :

  1. Vincenzo Arleo8 maggio 2010 15:10

    Carissimo Renato vedo con piacere che l'amicizia stretta con mio fratello Roberto da' i suoi frutti ... allargando il tuo libro aperto anche a persone rannicchiate sul loro scomodo divano!

    COme recita il vangelo, non è ladro solo chi ruba ma anche chi tiene il sacco ... quindi bravo anche al signorino Roberto che ha slacciato il sacco di Renato!?!

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