21 luglio 2011

MUSICA | Marinai profeti e balene di Vinicio Capossela

L'artista è in alto mare


“Le sirene non hanno coda ne piume cantano solo di te, l’uomo di ieri, l’uomo che eri a due passi dal cielo, tutta la vita davanti tutta la vita intera e dicono fermati qua fermati qua”. Un’Ulisse immaginario, quello che in fondo c’è dentro ognuno di noi, è il protagonista dell’ultimo racconto discografico di Vinicio. L’“errare a causa dell’errore”, come il Lord Jim di Conrad che ispira un Capossela, stavolta più intenso e ricco che mai di evocazioni letterarie, contaminazioni musicali e miti greci. Il mare è il protagonista assoluto di questa sorta di Odissea in note, circa 86 minuti di musica, di oceanica ispirazione. Omero, Melville, Conrad e quelle strane creature che abitano gli abissi “tra spettri e vascelli fantasma”. Come il Polpo d’amor, pieno “di tentacoli senza tentazioni” e di braccia per abbracciarsi anche da solo. Un viaggio onirico e omerico, nella scelta di realizzare un disco con un coro di musicisti, che va oltre il concetto di semplice band. Registrato sull’isola di Ischia, quest’album, del mare, non poteva che respirarne tutto il profumo, gli echi, il mistero e le onde. Inutile dire che vi è davvero registrata qualunque tipo di “onda”, basti pensare al complesso di strumenti usati per musicare ogni singola canzone, ciascuna ha una sua ricercatezza musicale che la rende unica, un’opera nell’opera.

Strumenti insoliti, usati con l’ingegno di un designer, di un creativo del suono, come le percussioni indonesiane Gamelan, la Viola d’Amore Barocca, le Onde Martenot, la Sega musicale, il Santur e l’Ondioline, che insieme ad un vero e proprio coro da tragedia greca, hanno accompagnato la voce di Vinicio. Si sono aggiunte le voci bianche dei Mitici Angioletti, i Dunrk Sailors, le voci ancestrali portate in scena da Valeria Pilia e le Donne Sarde di Actores Alidos, le Sorelle Marinetti e il Coro degli Apocrifi. Non basta definirlo “il nuovo album di Vinicio Capossela”, è un’opera di ricercatezza acustica, di suoni inconsueti che trascinano l’ascoltatore in un viaggio negli abissi.

Ci sono notti in cui vorresti che l’alba non arrivasse mai, parafrasando ciò che disse Vinicio durante un’intervista, è vero, ci sono notti molto più intense, rivelatrici e piene di vita dell’alba che porta il sole. Le stesse in cui le parole di una canzone vengono fuori a manovella, “momenti in cui l’anima si stura”. "Le sirene" è venuta fuori così, un pezzo che prima durava 40 minuti. Sì, c’è da ammetterlo, nei suoi album ci sono anche canzoni che si trascinano malinconicamente troppo, vi sono lunghe riflessioni nostalgiche insieme a veri deliri di creatività melodica e letteraria, dove invece l’ispirazione va oltre. Per questo disco registrato sull’isola di Ischia, Capossela ha preteso che un vecchio pianoforte anni 30, un imponente Seiler, venisse issato fin su la rocca dell’antico Castello Aragonese, dove arrivava solo il rumore dei gabbiani, del mare e del mito, un disco registrato in un’antica cripta sul mare.

Il doppio album è stato dedicato a Renzo Fantini scomparso recentemente, che fu manager anche di Guccini e Paolo Conte e a Bekim Fehmiu, il protagonista dell’Ulisse del 1968. La scenografia rappresenterà il titolo dell’album, sarà volutamente scarna, anzi “ossea”, con grandi costole all’interno delle quali i musicisti suoneranno come piccoli pesci dentro la pancia di una balena. Un’arca di Noè in versione Capitan Maltese, che scommettiamo, lascerà una lunghissima scia di successo solcando un mare di musica.

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