5 luglio 2013

INTERVISTA | Erri De Luca, racconto storie accadute e vite svolte

È la più certa prova d'amore quella di un uomo che cambia parere per essere d'accordo con la donna.
una citazione di Erri De Luca da In nome della madre. Lo abbiamo intervistato per voi.

Vivere al Sud, a stretto contatto con una città affascinante e complessa come Napoli e i luoghi che la circondano, porta inevitabilmente ad avere una sensibilità maggiore verso alcune tematiche sociali. Quale può essere una possibile chiave di lettura per poter capire l'interazione dell'uomo con l'ambiente in cui vive pur essendo legato alle proprie difficoltà?
Non credo che il Sud sia sensibile alle disoccupazione più del Nord, è solo più allenato. Napoli oggi è una città del Nord, ha la stessa quantità di rifiuti e di problemi di smaltimento, gli stessi negozi di lusso, la stessa quota di immigrati.
© speranzacasillo
Restando nel contesto dell'Italia meridionale, quale potrebbe essere una possibile definizione del lusso?
Lusso è diventato non far emigrare la gioventù, non disperdere il patrimonio del loro studio, della loro buona volontà.

Facendo riferimento al pensiero di "essere contro" tutte le guerre, perché l'uomo si allontana dall'essere razionale che è, per rivolgersi verso la morte, uccidere l'altro suo fratello? Che cosa lo spinge a fare questo? E perché non ha ancora imparato?
Abbiamo in noi una carica di violenza e di distruzione in lotta perpetua con la volontà opposta. Siamo discendenti di quei primi assaggiatori del frutto di conoscenza del bene e del male. La mia generazione nata in dopoguerra è stata però la prima in Europa a non essere spedita di forza in un conflitto. L'Europa ha potuto ricostruirsi senza guerre e questo è un traguardo del nostro tempo. Qualcosa si è imparato dalla catastrofe del secondo conflitto mondiale.

"Non sono mai stato così solo, una buona condizione per innamorarsi o perdersi. Mi sono innamorato, non della prima, dell'isola, ma della sorella, sedici anni, spaventosa di volontà e bellezza. Aveva mani spellate da un malanno, il solo che ho amato. Veneravo quelle dita screpolate, rosse, indolenzite, non l'ha creduto mai. Fosse stata lebbra glie l'avrei leccata per appiccicarmela alla lingua, fosse stata morte l'avrei voluta io. Meno di questo, l'amore non è niente." Parole profonde. A quale stato d'animo riportano queste parole? Da cosa era circondato?
Ero circondato dalla bellezza e infebbrato di gioventù.

Nella vita personale, la montagna è molto presente e questo si evince anche da alcuni romanzi che lei ha scritto. In che modo il rapporto con la natura influisce nei suoi romanzi?
Imparo solo dall'esperienza fisica, dall'attrito del mondo sui miei sensi. Le mie storie risentono di questo apprendistato. La montagna è il posto in cui il mio corpo si muove meglio, alla lentezza giusta.

La caducità dell'uomo è sicuramente da associare alle molteplici contraddizioni che lo accompagnano. Cosa rappresenta per Lei l'amore? E quale rapporto si cela tra l'amore fisico, carnale e il passare del tempo nella storia umana?
L'amore è semplicemente la più potente energia esistente nel corpo umano. La divinità monoteista s'impone su tutte le altre perché è la prima e sola che si rivolge a questo giacimento di risorse. "E amerai" chiede e prescrive. L'amore non è una serenata sotto un balcone, ma una forza capace di piantare come di sradicare.

Che cos'è la creatività nella scrittura di un romanzo?
Racconto storie accadute, vite svolte, ho solo bisogno di fedeltà non di creatività.

Che cosa pensa e che consigli darebbe ai giovani di oggi considerando il contesto socialmente e storicamente attuale dell'Italia, così eticamente scadente/scaduta?
Non sono padre, non ho visto crescere figli, sono rimasto, anche se anziano, ancora figlio. In una scuola dov'ero stato invitato, un insegnante mi ha chiesto: "Cosa dice ai giovani, che sono il nostro futuro?". Niente, ho risposto, perchè i giovani non sono il mio futuro, ma sono il loro futuro e lo avranno e quando ci saranno dentro sapranno benissimo cosa farne.

Ha dei riferimenti, in campo letterario, che consiglierebbe a chi vuole iniziare a intraprendere la professione di scrittore?
Non consiglio di sforzarsi di diventare scrittore, che non è una carriera né una professione, solo un'incapacità di fare qualcosa d'altro. La mia personale fortuna letteraria è così fortuita che meglio sarebbe cercarsi la fortuna al Casinò.

Una frase o un pensiero per concludere l'intervista?
Coi versi conclusivi di una poesia di Neruda: "Io non sono venuto qui per risolvere niente, sono venuto qui per cantare e per farti cantare con me".

Roberto Arleo  
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