10 luglio 2013

ALLESTIMENTO | Mostra a Palazzo Reale di Milano - Alfred Hitchcock
 nei film della Universal Pictures

Verde shock, o meglio, verde “Psyco” è il colore che taglia energicamente il bianco e il nero delle pareti su cui si legge la storia del cinema di Hitchcock, tra immagini fotografiche, storie da backstage e una serie di approfondimenti video in cui il critico cinematografico Gianni Canova analizza i principali capolavori del regista britannico firmati Universal Pictures.
Allestimento mostra “Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures”
Lo spettatore può accomodarsi quindi, sulle sedute Bubble Rock in tessuto marrone e verde “psyco”, dell’architetto designer Piero Lissoni, le cui linee morbide le rendono oggetti armoniosi e lievemente trasgressivi. Questo verde squarcia così, l’allestimento che segue in modo lineare lo style di luce e di ombre di Hitchcock. L’illuminazione discreta esalta di volta in volta i singoli quadri narrativi e riporta quella “suspense che ha a che vedere con le emozioni”.
SedutA Bubble Rock di Piero Lissoni
Suspense, brivido e ironia si percepiscono nelle stesse citazioni Hitchcockiane che interrompono talvolta il flusso di informazioni, rendendo il percorso molto vivace: “L’ospite più brillante di un party potrebbe benissimo essere un killer psicopatico”. “Noi che guardiamo siamo tutti criminali, siamo dei guardoni e seguiamo l’undicesimo comandamento: non farti scoprire”. “La durata di un film dovrebbe essere commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana”. “Il Mistery è mistificatorio, ha a che fare con la ragione. La suspense ha a che vedere con le emozioni”. “Il messaggio o la morale di un film non m’interessano affatto, sono, diciamo così, come un pittore che dipinge fiori”. “Suppongo che uno che chiama il proprio cane Philip of Magnesia, come ho fatto io, non sia il tipo di persona con cui è facile convivere”.

È un’occasione per vedere da dietro le quinte il metafisico motel Bates di “Psyco” (1960), una delle sue opere più controverse e innovative, ma anche il personaggio inquietante di Norman, la doppia personalità di Marion, la celebre scena della doccia e il ruolo fondamentale di Alma Reville, la moglie-consigliera del maestro del brivido.
Alfred Hitchcock e Janet Leigh sul set di “Psyco” (1960)
© 2013 Universal Studios. Tutti i diritti riservati.
Una sala del percorso è dedicata a “Gli Uccelli” (1963) di cui, proprio quest’anno, si celebra il 50° anniversario. Uno sconvolgente capolavoro in cui il regista introdusse numerose innovazioni nel campo del suono e degli effetti speciali: con ben 370 trucchi di ripresa, il film richiese quasi tre anni di preparativi a causa della sua complessità tecnica. Il pubblico può scoprire dettagli curiosi sui geniali artifici utilizzati per la realizzazione delle scene più memorabili.


Tippi Hedren in “Gli Uccelli” (1963) © 2013 Universal Studios. Tutti i diritti riservati.
Il visitatore ha, inoltre, la possibilità di rivivere l’esperienza voyeuristica di “Jeff” - intepretato da James Stewart - il protagonista de “La Finestra sul cortile” (1954). Alla critica del quotidiano London Observer che lo definì un film “orribile” perchè “c’era un tipo che guardava costantemente dalla finestra”, Hitchcock - nella celebre intervista rilasciata a François Truffaut - rispose: “...sì, l’uomo era un voyeur, ma non siamo tutti dei voyeur? Scommettiamo che nove persone su dieci, se vedono dall’altra parte del cortile una donna che si spoglia prima di andare a letto o semplicemente un uomo che mette in ordine la sua stanza, non riescono a trattenersi dal guardare? Potrebbero distogliere gli occhi dicendo: «non mi riguarda», potrebbero chiudere le loro persiane, e invece non lo fanno, staranno lì a guardare.”


Alfred Hitchcock e James Stewart sul set de “La finestra sul cortile” (1954) © 2013 Universal Studios. Tutti i diritti riservati.
Si può rivivere anche l’ambigua identità de “La donna che visse due volte” (1958), capolavoro divenuto oggetto di venerazione. Una delle storie d’amore più angoscianti del cinema, raccontata attraverso un numero infinito di angolazioni e riprese straordinarie nei luoghi più famosi di San Francisco.
Un racconto attraverso le paure, l’ossessione e la psicologia dei personaggi arricchito dalle dichiarazioni dell’attrice Kim Novak, la bionda glaciale protagonista femminile del film.
Alfred Hitchcock e Kim Novak sul set de “La donna che visse due volte” (1958) © 2013 Universal Studios. Tutti i diritti riservati.
La mostra offre, inoltre, la possibilità di ammirare materiale fotografico degli altri celebri film hitchcockiani: “Sabotatori” (1942), “L’ombra del dubbio” (1943), “Nodo alla gola” (1948), “La congiura degli innocenti” (1955), “L’uomo che sapeva troppo” (1956), “Marnie” (1964), “Il sipario strappato” (1966) , “Topaz” (1969), “Frenzy” (1972) e “Complotto di famiglia” (1976), suo ultimo film. La colonna sonora diventa parte integrante e fondamentale per la costruzione del senso di attesa hitchcockiano. In una sala del percorso è possibile ascoltare le musiche che hanno fortemente connotato alcuni dei suoi film, tra cui quelle di Bernard Herrmann, compositore statunitense che ha scritto, tra le altre, le celebri soundtrack per “La donna che visse due volte” e il cult “Psyco”. Ci si può immergere nei suoni elettronici dei gabbiani che Hitchcock decise di usare nel film “Gli Uccelli” invece della musica: una tecnica altamente sperimentale per quei tempi che risultò essere molto efficace. Lungo il percorso un divertente montaggio dei cammei mostra le celebri apparizioni di Hitchcock nei suoi film. Nati come simpatiche gag, i cammei divennero col tempo una vera e propria superstizione. Il pubblico iniziò ad attenderli con impazienza e per evitare che lo spettatore si distraesse troppo durante il film, il regista decise di anticiparli ai primissimi minuti dell’inizio.

Fiorella Bonifacio   

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