3 agosto 2013

INTERVISTA | Elena Cermaria: “Cerco di cogliere quelle sfumature che rendono giustizia alla complessità delle donne”

L’aurea verginale si sporca del luccichio del denaro, le calze rigate delineano i ricordi di un sogno in un paese che nasconde le sue meraviglie, la pelle mantiene l’integrità del bianco e la femminilità prende i colori cupi per poi risorgere in una luce vitale che è l’arte di Elena Cermaria, artista pesarese che disegna una sofferenza intima che non vuole allontanare il dolore e lo riesce a capire poco prima che esploda. Tutto nell’arte di quest’artista autodidatta si ferma poco prima che quella fragilità sia spezzata, tutto è lento, calmo intoccabile: pura bellezza.

Nascosta dietro il nome di Amedea Morgan ha intrapreso un percorso nell’arte pop surrealista con la capacità, quasi unica, di guardare a un passato puramente italiano; il 6 settembre 2013 una delle gallerie che ha maggior dato impulso al movimento pop surrealista: la Luz De Jesus Gallery, ospiterà un suo lavoro in occasione della collettiva Beer Is Art
Eros e Psyke
• Nel 2011 i tuoi lavori sono stati inseriti nella collettiva Italian Pop Surrealism: un lavoro di ricerca sulla nuova cultura italiana legata al pop presentato dalla galleria Mondo Bizzarro. Ma la tua rappresentazione artistica si differenzia dagli stereotipi iconografici del pop surrealism ricollegandosi a un mondo molto più classico. In realtà la pluralità di questa mostra ha rivelato come la cultura pop abbia diverse sfaccettature e non debba essere così facilmente inquadrabile, qual è l’aspetto pop nei tuoi lavori?
Il pop trae ispirazione e forma dall’immaginario collettivo, il pop surrealismo, in questo caso, è esattamente la trasposizione artistica di una generazione cresciuta negli anni Ottanta, immersa in tutta una serie di sollecitazioni in primo luogo visive (cartoni animati, videogiochi) che sono diventate col passare del tempo sottosuolo di una forma di iconografia collettiva, una “citazione comune” e riconoscibile da tutti i fruitori. Il lato fanciullesco, favolistico, onirico è quello che ricollega a mio avviso un po’ tutta la produzione di questo filone: i miei lavori si inseriscono proprio in questo senso in questa corrente pop; sono sempre presenti citazioni a fiabe, riferimenti mitologici o religiosi (ma sempre visti in chiave iconografica e mai fideistica) che tutti noi conosciamo. La mia Biancaneve ha l'espressione che riprende le estasi e i martirii dei santi rinascimentali, ma sempre di Biancaneve si tratta. Il primo passo verso l'iconografia popolare è la riconoscibilità del soggetto ed è su questo aspetto che io lavoro principalmente. Poi, certo il mio stile è magari più realistico di altri, ma credo che la chiave di lettura debba stare a monte. Lo stile e la tecnica devono sempre essere il mezzo per veicolare il messaggio e mai il fine.

• La femminilità è alla base della tua ricerca, le tue donne hanno un animo sfumato come i colori, mai violenti, che usi per raccontarle. Nei tuoi lavori quale aspetto dell’immaginario legato alla donna che deliberatamente escludi o eviti e perché?
Credo di non evitare deliberatamente nessun aspetto del femminile. Cerco anzi ogni volta di cogliere quelle sfumature che rendono giustizia alla complessità delle donne. Troppo spesso, infatti, mi pare che si leghi la donna a ruoli predefiniti e molto stereotipati, io sono lì a tentare di ricreare personaggi a tutto tondo che facciano trapelare emozioni, sogni, fragilità ma anche forza. Per quanto riguarda i colori, mi piace mettere in risalto le sfumature della carne, prendendo spunto anche dall’uso della luce e delle ombre dei grandi maestri del passato. a volte sono più onirica e sognante e amo molto i colori freddi, invece: i toni dell'azzurro e del verde acqua sono fra i colori che prediligo per certe atmosfere.
Saffo
• Hai una formazione antropologica e la tua attenzione artistica ne è influenzata, il tuo prossimo lavoro in mostra alla Luz De Jesus Gallery di Los Angeles, è uno studio in miniatura dell’iconografia legata al mondo onirico e fantastico, tra gli altri temi che affronti ci sono quelli legati alla tradizione popolare, come li sviluppi?
Sono sempre stata affascinata dalla religiosità magica che, soprattutto qui in Italia, pervade l’iconografia popolare. È proprio da questa mia formazione antropologica che spesso attingo per la mia ricerca artistica. I temi del sacro, del mito, del magico sono quelli che più volentieri sondo. Per una seria di illustrazioni tempo fa, mi sono anche rifatta a una serie di storie popolari della mia regione (Marche, N.d.R.) sono molto legata alle storie che mi raccontava mia nonna da piccola, c’erano streghe e spiriti, e alcuni racconti erano davvero incredibili: cibo per la mente e la fantasia.
• Se dovessi dimenticare una favola annullando tutti i riferimenti che traspirano sottilmente dalla pelle delle tue fanciulle a quale riusciresti a rinunciare?
Oddio! Che domanda difficile! Davvero non saprei. Il mio studio sulle favole ha una valenza psicologica prima ancora che estetica, sono molto legata ai temi veicolati da queste storie tradizionali, perché senza alcuna censura raccontano ai bambini la vita non celando loro i temi più difficili fra cui la morte, l’abbandono, le difficoltà. Sono farcite di terrori universali che tutti noi proviamo e la lettura riesce insieme a terrorizzarci e tranquillizzarci allo stesso tempo a un livello così profondo che poche altre letture riescono a donarci. Quindi: no, non posso rinunciare a niente, mi spiace.
The Sleeping Beauty
Elena Cermaria non ricerca la semplice realtà, la ricopre di acqua e aspetta che emerga non più nitida, la limpidezza dei suoi occhi chiari scioglie i colori in una soluzione impalpabile in cui tutto si scioglie perdendo la propria essenza e rinunciando a tutto senza perderlo, non rinuncia a nulla e trasforma le forme in bellezza.
Ophelia gialla

Rossana Calbi     

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