23 agosto 2013

LIBRI ILLUSTRATI | Mai scommettere la testa con il diavolo di Edgar Allan Poe illustrato da Giacomo Garelli


Un romanziere […] non ha bisogno di preoccuparsi della propria morale. Si trova già lì, cioè da qualche parte; la morale e i critici possono dunque preoccuparsi ognuno dei fatti propri.

Dopo questa considerazione di Edgar Allan Poe, nelle prime pagine del racconto Mai scommettere la testa con il diavolo, dovremmo abbassare il monitor sulla tastiera.
Questa recensione non ha ragione di essere scritta e forse neanche la ripubblicazione del racconto di Poe, visto che le illustrazioni di Giacomo Garelli sono una reinterpretazione alla storia dello scrittore inquadrato nel genere gotico; una rilettura è pur sempre la ricerca di un senso nascosto e irrivelato che è portato alla luce grazie alla scoperta di un critico illuminato o al disegno di colto illustratore come Garelli.
Come non condividere le remore alla critica di Poe? L’opera d’arte è sezionata, rimescolata prima da editor altalenanti tra la ricerca di un nuovo linguaggio e il desiderio di trasformarlo in qualcosa di proprio e poi gli stessi esperti, ma stavolta dall’altra parte, sono attenti a stigmatizzare ogni parola dell’artista, perché bisognerebbe ricordarlo che uno scrittore è un artista. Ha senso che uno scrittore sensibile, capace di inventare generi letterari nuovi e di trascurare le banalità, malversato dai critici, abbia dovuto trovare il luogo per difendersi da questa pedanteria che non riesce neanche oggi ad abbandonare la congerie che ama definirsi colta.
Ed è per questo motivo, proprio per ricordare cosa è la critica per un artista che ha senso ripubblicare le opere dei grandi. Orecchio Acerbo usa una doppia lettura quella dello scrittore, ritradotto da Elena Fantasia, e quella delle immagini di Giacomo Garelli. I due autori si sposano benissimo, se lo scrittore di Boston nell’incipit del racconto dimostra di conoscere bene la letteratura a lui contemporanea, tanto da giocarci e usare quell’ironia che lui stesso non è in grado di riconoscere nei suoi lavori, così Garelli attraversa le parole di Poe e le ridipinge usando citazioni alte ritrovabili nelle opere di Magritte e Munch e visualizzando la voce narrante con il volto dello stesso scrittore.
In Marginalia, Poe scrive che “come regola generale, nessuno scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un’occhiata alla fisionomia dell'autore, di rado riescono a mantenersi seri”, e Garelli dimostra che non è necessario rimanere seri di fronte alla letteratura alta, forse Poe costretto da un’inestricabile depressione non poteva vedere quanto riuscisse a trasformare il serio in ironico. A denti stretti ammetteva in una lettera a un suo ammiratore: “Dopotutto potrebbe essere vero che i miei racconti siano scritti per scherzare anche se è possibile che questo scopo sia rimasto ignoto in parte anche a me”.
Anche Manganelli, storico traduttore di Poe per Einaudi, scriveva: “non credo si sia lontani dal vero supponendo che i suoi racconti del terrore fossero anche dei divertimenti” o forse questa è solo l’ennesima lettura critica assolutamente inutile all’opera d’arte, ma vedere lo stesso scrittore scavare nel cimitero profanando la tomba del suo personaggio è l’omaggio a un autore che forse per troppa empatia non riuscì a ridere del dramma che scriveva.
Il giovane illustratore anconetano sceglie l’arte surreale per una scrittura che è onirica. Tutto diventa soggettivo, ecco perché Garelli cita il Surrelismo e l’Espressionismo, e per questo tutto può essere riletto, così un nuovo scopo potrà essere ritrovato dal prossimo lettore, così come Fellini lesse e immaginò in Tre passi nel delirio il suo Toby Dammit, lo scommettitore che ci lascia la testa, come una star inglese alcolizzata, alter ego dello scrittore morto di alcolismo. Riletture, citazioni, omaggi e rimandi; forse è più importante riscoprire questo nelle opere d’arte più che le esigenze della critica e del pubblico, e non affannarci nell’individuare un fine o un’estetica condivisa.

In breve, è stato dimostrato che nessuno può mettersi a scrivere senza uno scopo assai profondo. Questa scoperta libera gli autori da tanti affanni. Un romanziere, ad esempio, non ha bisogno di preoccuparsi della propria morale”.
Se altri artisti reinterpretano Edgar Allan Poe soprattutto i critici dovrebbero rileggere Mai scommettere la testa con il diavolo e stare attenti che la propria ragione rimanga attaccata saldamente sul collo.

Edgar Allan Poe con le illustrazioni di Giacomo Garelli, Mai scommettere la testa con il diavolo, Orecchio Acerbo, pag. 52, € 15,00

Rossana Calbi

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