16 settembre 2013

MOSTRA | La Genesi di Sebastião Salgado


La mostra dell’Ara Pacis a Roma in contemporanea con Londra, Rio De Janeiro e Toronto 

“Ruba” alla moglie Lèila una macchina fotografica, la Leica e capisce che la fotografia è il mezzo attraverso il quale è più facile conoscere,  far conoscere il mondo e le sue problematiche sociali.
Lo scopo è quello di vedere e cercare un modo nuovo di presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrei puntato l’obiettivo sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma avrei mostrato piuttosto le meraviglie che rimangono nel nostro pianeta.
Brasiliano, classe 1944, economista e statista di formazione universitaria negli anni 70 si occupa invece di situazioni umanitarie e sociali con lavori di reportage mirati ad approfondire tematiche come la povertà, i diritti dei lavoratori e gli abusi. 



Diventa quindi fotografo per passione e per necessità d'animo e spinto dalla responsabilità di salvaguardare il pianeta si spinge in posti lontani alla ricerca di luoghi incontaminati cercando di raccontare il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, con la bellezza della natura e di cosa ne rimane oggi nonostante distruzioni e modificazioni.

Genesi è il titolo della mostra.
Genesi è infatti il tentativo -  ampiamente soddisfatto- di raccontare attraverso una mole di ben 200 immagini l’origine, la nascita del pianeta terra. Non è Diogene con la sua lanterna a “cercare l’uomo” ma Salgado con la sua macchina fotografica.
L’ho chiamato Genesi – dice l’autore – perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita… nonostante tutti i danni già causati all’ambiente, in queste zone si può ancora trovare un mondo di purezza, perfino d’innocenza.




Dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.
Un viaggio fotografico nei cinque continenti e Cinque le sezioni allestite nella mostra: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.




“Realizzando questo progetto non ho voluto assumere l’atteggiamento dell’antropologo, né dello scienziato. Io sono andato a fotografare come semplice curioso; per vedere, prima di tutto, e poi per mostrare ad altri quel che mi aveva toccato nell’intimo. Non solo. Credo sia la prima volta che fotografo altre specie animali. Io ho sempre fotografato una sola specie: noi uomini" – spiega Salgado.

Prorogata fino al 22 settembre nel nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis a Roma la mostra di Salgado  volge lo sguardo in un atmosfera antropologica dell’uomo immerso nella “sua” natura primordiale. L’allestimento ma soprattutto la qualità delle stampe è di una carica estetica impressionante e varrebbe la pena di accostarsi non solo al patrimonio da salvaguardare ma a quel contenuto che si impone all'attenzione ed al ricordo immedesimandosi nelle situazioni proprio come fa Salgado, riflesso nel tenero e grande occhio di una foca.

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1 commento :

  1. Io ho visto la mostra all'Ara Pacis, semplicemente straordinaria :)

    The Lunch Girls

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