26 settembre 2013

WHO ARE YOU | Simona Durzu, trasformare i problemi in opportunità

Si presenta iniziando con la propria età espressa in mesi, ma niente paura, ho pensato di darvi un aiuto con la matematica. 
Il fotografo che questa settimana vi presentiamo direttamente dal nostro gruppo flickr é Simona Durzu.
Buona lettura.
© Simona Durzu

• Chi sei?
317 mesi (dividere per 12 per avere gli anni, moltiplicare per 30 per avere i giorni, ndr), nata a Cagliari e cresciuta nella sua provincia accogliente e un po' pettegola. Studio Comunicazione. Sono stata promoter, venditrice di enciclopedie porta a porta, cameriera al banco, segretaria di un geometra, addetta di un ufficio stampa in Colombia, ghost writer per politici distratti, educatrice in un carcere minorile boliviano, giornalista radiofonica, insegnante di fotografia, blogger, collaboratrice di magazine online, art editor di una rivista d'arte. Frequent flyer riconosciuta da tutte le compagnie aeree nazionali e ritardataria con contratto a tempo indeterminato.
Fotografo da quando ero bambina, ma i miei hanno smesso di acquistare i rullini molto presto. Loro dicono che le mie foto erano “tutte identiche”, io replico che fotografare l'alba per 15 giorni di seguito rappresentava la maturità artistica dei miei nove anni, e che per questo finirò in analisi. Se mai avrò un lavoro, si intende.
Quando mi prendo un po' più sul serio, amo fotografare due soggetti in particolare: le storie e i personaggi che affollano i miei pensieri ma non vogliono essere protagoniste di un racconto, e le persone che amo. Se sono tristi, tanto meglio. Ho la fortuna di essere circondata da persone forti, coraggiose e determinate: ecco, io fotografo i momenti in cui la loro vita va in pezzi. Così, se da un lato riesco a catturare l'istante in cui il dolore le rende fragili e bellissime, dall'altro ho una buona scusa per costringerle a compiere un sacco di gesti ridicoli, fuori luogo e insensati. E a farle sorridere, quasi sempre.
© Simona Durzu

• La prima cosa a cui pensi appena sveglio?
Che il mondo è un posto piacevole, dopo il primo il caffè.

• Di cosa hai una scorta?
Di curiosità, scuse per i miei ritardi, progetti da realizzare, domande più o meno opportune, ostinazione e delicatezza inaspettata.

• Una parola o un'espressione che ami? E una che odi?
“Blue hour”, l'ora che precede l'alba e segue il tramonto. È un momento di cui non mi stancherò mai. Detesto la parola “grossolano” e tutti i suoi derivati.

• Di cosa hai bisogno per essere felice?
Della capacità di meravigliarmi.
© Simona Durzu

• In questo mondo le persone si dividono in?
Chi ha già deciso cosa gli riserverà il futuro e chi non vuole rovinarsi la sorpresa.

• Un politico, una popstar o un artista che ammiri particolarmente per vari motivi?
Yann Arthus-Bertrand. Sarò sentimentale, ma quando vivo un brutto momento è l'unico in grado di cambiare la mia giornata.

• Il luogo più importante di casa tua?
La stanza di mia sorella. La spiaggia di Scivu. La barca su cui lavorava mio nonno. Le botteghe artigiane di Cagliari. I ciottoli di Cuzco, i suoi muri bianchi. Le lagune boliviane. Ogni centimetro di foresta amazzonica. Il centro storico di Bogotà. Le terrazze di Roma. La Brick Lane di Londra. Come disse qualcuna, “Il viaggio è la casa”.

• Tre posti dove dove non sei mai stato e che vorresti vedere?
Le mie otto vite feline precedenti, il Libano e la Cambogia. Facendo i conti sono dieci, va bene lo stesso?
© Simona Durzu

• Pensando all'Italia, qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Che per svegliarsi si affida a troppi principi, alcuni nemmeno tali. E se provassimo noi a baciarla?

• Quale città d'Italia ti attrae per il suo ambiente creativo?
Le periferie, in cui la gente deve e sa arrangiarsi.

• Cosa volevi fare a 14 anni?
Andare via, tornare, ripetere il tutto per sempre.

• Cosa non indosseresti mai?
Pellicce e tute da ginnastica. Non ho un futuro come rapper.

• Che cos'è per te la creatività?
Trasformare i problemi in scoperte e opportunità.
© Simona Durzu

• Da cosa trai ispirazione per i tuoi progetti?
Dalle cose che non si lasciano dire.

• Che definizione hai per la fotografia?
È un mezzo e al contempo un'espressione, sta a noi farne un uso incantevole o banale.

• Qual è il posto dove riesci a trovare più idee?
Il fondo del mare, sospesa a un centimetro dalla sabbia.

• Che cos'è per te il lusso?
Innamorarsi.

• Un film recente che ti è piaciuto? Perché?
“No” (Pablo Larrain). Media & Sudamerica: serve altro?
© Simona Durzu

• L'ultimo libro letto?
“Si può fare” di Muhammad Yunus.
In narrativa, “Il tempo è un bastardo”. Non leggete gli ebook: sono brutti, cattivi e non li vedi assottigliarsi, andando incontro a un'acuta e improvvisa sofferenza quando scopri che il libro è finito.

• Una colonna sonora delle tue giornate?
“To build a home”, The Cinematic Orchestra.

• Un sito che tutti dovrebbero visitare?
Non c'è niente di meglio che scoprire qualcosa di nuovo in autonomia. Ma se siete di fretta e avete bisogno di stimoli selezionati con cura, c'è sempre www.thisiscolossal.com

• Cosa o chi consideri sopravvalutato oggi?
La necessità di condividere ogni istante della propria vita con gli altri.

• Un aneddoto indimenticabile legato alla tua attività?
Le cose migliori che mi siano capitate vengono sempre da lei, in un modo o nell'altro.
© Simona Durzu

• Con chi ti piacerebbe lavorare?
Ryan McGinley.

• Cosa provi quando rivedi alcuni progetti di due o tre anni fa?
Quando scrivo o fotografo, non ho bisogno di tanto tempo per essere scontenta di ciò che creo e avvertire l'urgenza di migliorarmi: soffro di depressione post-partum sin dai primi istanti. Probabilmente, un giorno la mia tecnica sarà perfetta, riuscirò a far coincidere con estrema precisione la mia opera e il mio pensiero, l'immagine e il suo significato. A quel punto potrò serenamente morire di noia, quindi spero che non accada mai.

• L'ultima cosa che fai prima di dormire?
Immagino di nuotare.

• Progetti per il futuro?
Insegnare al “Don't Explain Project”, basato sulle espressioni intraducibili, parole più impegnative, ma non meno poetiche (seppur a modo loro). Riportare la macchina fotografica nel luogo a cui ripenso ogni giorno, e raccontare la storia di chi lo protegge. Reinventarmi.
© Simona Durzu

• Link dove è possibile vedere quello che fai o dove seguirti?
Don't Explain Project: www.dexproject.wordpress.com

• Una frase o un pensiero per concludere l'intervista?
“I haven't been everywhere, but it's on my list” (Susan Sontag).


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