5 settembre 2013

WHO ARE YOU | Matteo Angelino, rompere le regole

Matteo Angelino, nato a Casale Monferrato il 02/11/1976. È lui il fotografo di oggi su cui si focalizza la rubrica Who are you
© Matteo Angelino
• Chi sei?
Vivo a Valenza in provincia di Alessandria, laureato in Informatica nel 2003, faccio il programmatore in una piccola software house da 5 anni.
Precedentemente ho lavorato a Torino come consulente e in Università come tecnico di laboratorio.
Fotografo principalmente per passione, utilizzo una reflex digitale pieno formato prevalentemente con obiettivi fissi (25-35-50 e 85) una una Leica M6 a telemetro. Negli ultimi 2 anni sono tornato prevalentemente alla pellicola BN (che sviluppo personalmente).


• La prima cosa a cui pensi appena sveglio?
Se é un giorno infrasettimanale che dovrò andare a lavorare e non potrò far fotografie. Se é un giorno festivo che lo dedicherò interamente alla fotografia.

• Di cosa hai una scorta?
Rullini bianco e nero, principalmente kodak Tri-X.
© Matteo Angelino
• Una parola o un'espressione che ami? E una che odi?
Nessuna in particolare da amare e nessuna in particolare da odiare.

• Di cosa hai bisogno per essere felice?
Sapere che presto partirò per un viaggio, che sia a 10 ore di volo e 15 munti di macchina.

• Un politico, una popstar o un artista che ammiri particolarmente vari motivi?
La politica la passerei, non é bello generalizzare, non si può dire siano tutti uguali. Sicuramente anche in questo particolare frangente storico ci saranno molte persone capaci in mezzo a questa marmaglia, almeno é quello che voglio credere. Penso però che la politica sopratutto in Italia si sia davvero ormai troppo allontanata dalla vita reale e dai cittadini.
Se dovessi elogiare qualcuno, visto anche la vicinanza con il suo compleanno spenderei due parole su Nelson Mandela, benché in parte il suo sogno e quello per cui ha dedicato tutta la vita sia stato schiacciato da società sempre più avide solo di denaro, rimane un icona e una speranza per un mondo migliore.

Popstar, citerei Tom Yorke, leader dei Radiohead, per la capacità che hanno sempre avuto di rinnovarsi, perdendo vecchi fa e acquistandone di nuovi, ma sempre coerente nel seguire un suo personale percorso artistico.

Artista, anche se non vorrebbe mai farsi chiamare così, vorrei citare Gianni Berengo Gardin, da sempre uno dei miei fotografi preferiti, per il modo con cui ha raccontato e continua a raccontare le storia della societá italiana. Un uomo eccezionale anche nella sua semplicità.
© Matteo Angelino
• Il luogo più importante di casa tua?
La camera oscura.

• Tre posti dove dove non sei mai stato e che vorresti vedere?
Giappone, Israele/Palestina e San Francisco.

• Pensando all'Italia, qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Quanto si mangia bene, qualsiasi regione o cucina si scelga.
© Matteo Angelino
• Quale città d'Italia ti attrae per il suo ambiente creativo?
Nessuna in particolare, ogni grande città che offre opportunità, ma se dovessi scegliere direi Roma, per la sua storia, i suoi scorci e la sua posizione centrale.

• Cosa volevi fare a 14 anni?
Il programmatore di videogiochi.

• Cosa non indosseresti mai?
Un borsello.
© Matteo Angelino
• Che cos'è per te la creatività?
Fare ciò che ti passa per la testa senza preoccuparsi di preconcetti o di cosa diranno gli altri. Rompere le regole.

• Da cosa trai ispirazione per i tuoi progetti?
Da quello che mi circonda. Vorrei solo raccontare cosa vedono i miei occhi per le strade e i luoghi che attraverso, per svago o per lavoro.
Non ho la presunzione di essere un artista. Vorrei solo essere testimone della mia epoca. I miei progetti partono dalla banale (che poi non é) quotidianità.

• Che definizione hai per la fotografia?
Trovo che la fotografia sia il più "vero" di tutti i "falsi" mezzi espressivi che l'uomo ha costruito nella sua storia.
© Matteo Angelino
• Qual è il posto dove riesci a trovare più idee?
Non ho un posto in cui riesco a trovare le idee meglio che un altro. Sicuramente un posto che mi ispira l'abitacolo dell'auto durante i viaggi a media distanza, sopratutto in autostrada.
Nei tragitti solitari, con la giusta musica si riescono a focalizzare bene le idee che si vorrebbe realizzare. Poi, metterle in pratica naturalmente é tutta un'altra storia.

• Che cos'è per te il lusso?
Poter lavorare seguendo solo le proprie idee, senza dover sottostare ai canoni del mercato o ai capricci dei committenti.

• Un film recente che ti è piaciuto? Perché?
Ultimamente ho visto pochi film nuovi, mi sono concentrato sulle serie tv. Una in particolare The Big Bang Theory, che mi ha riportato indietro di una quindicina d'anni ai tempi dell'università, delle serata passate con gli amici in eterne sessioni di hacking. Anni spensierati di studio in cui il tempo sembrava scorrere diversamente, sicuramente più lento.
Durante gli anni dello studio non avrei mai pensato un giorno di avvicinarmi così tanto alla fotografia, anzi, devo constatare come proprio manchino le fotografie di quegli anni, a parte le classiche cartoline scattate durante le vacanze. Così perché é un prodotto ben fatto e perché mi ha riportato ad un mondo che mi é appartenuto ma che oggi mi sembra tanto lontano é la produzione cinematografica che maggiormente ricordo in questo momento.
© Matteo Angelino
• L'ultimo libro letto?
La mia fotografia, di Grazia Neri.

• Una colonna sonora delle tue giornate?
Ad oggi Coexsist degli The xx, musica tranquilla e rilassante che mi aiuta a liberare la testa dalla stress e a concentrarmi su ciò che davvero mi interessa.

• Un sito che tutti dovrebbero visitare?
Sicuramente www.matteoangelino.com sopratutto quando mi ricordo di aggiornarlo. A parte gli scherzi.
© Matteo Angelino
• Cosa o chi consideri sopravvalutato oggi?
L'insopportabile corsa al mega.

• Un aneddoto indimenticabile legato alla tua attività?
Un paio di anni fa, ero a Casale Monferrato, vicino a dove abito. Mi ero fermato in un bar lungo la via centrale, un bar tutto bianco con delle belle vetrate. Intanto che prendevo un caffè al tavolo, osservavo chi mi circondava per vedere se potevo portare via qualche scatto interessante. Avevo dietro la mia Leica M6 con il 35mm. Non ricordo neppure se avevo scattato o meno. Al momento di pagare, mi fermo alla cassa e il barista mi chiede se quella che avevo al collo era una Leica, alla mia risposta affermativa mi chiede se può vederla un attimo. Gliela passo e dopo un primo istante di meraviglia si rabbuia in viso e mi dice "Ma non ha il monitor", porgendomi la macchina per farmi vedere. Alla mia precisazione che la macchina é a pellicola, me la restituisce quasi schifato.
Questa cosa mi ha sempre fatto ridere e riflettere, su quanto il digitale (comodissimo e che uso spesso) sia un innovazione positiva o meno sulle nuove generazioni di fotografi.

• Con chi ti piacerebbe lavorare?
Avere l'onore di poter condividere una giornata con Gianni Berengo Gardin, penso che non scatterei neppure una fotografia. Vorrei solo poter osservare come si muove, come lavora come cerca lo scatto giusto.
© Matteo Angelino
• Cosa provi quando rivedi alcuni progetti di due o tre anni fa?
Trovo sempre interessante andare indietro a vedere il tipo di fotografia che facevo alcuni anni fa, sopratutto le foto che non avevo pubblicato o che erano rimaste li nel dimenticatoio.
Con occhi nuovi si trovano sempre sorprese interessanti. Poi devo dire che benché trovi molte foto che forse oggi non scatterei più, trovo anche delle foto fatte con uno stile che magari avevo lasciato perdere e che invece mi accorgo di voler portare avanti oggi.

• L'ultima cosa che fai prima di dormire?
Chiudere il libro che sto leggendo. Qualsiasi ora sia e per quanto sia stanco mi concedo sempre alcune pagine del libro che sto attualmente leggendo.

• Progetti per il futuro?
Completarne almeno uno di quelli in corso.
© Matteo Angelino
• Link dove è possibile vedere quello che fai o dove seguirti?

• Una frase o un pensiero per concludere l'intervista?
Concluderei citando ancora una volta Gianni Berengo Gardin, il quale ci rammenta sempre che non esistono belle foto, ma solo buone foto. Lo scopo di tutti quelli che si dedicano alla fotografia in modo amatoriale o professionale dovrebbe essere quello di cercare la famosa buona foto. Quella che rimane.

Roberto Arleo    

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