30 ottobre 2013

IN VESPA | Peloponneso, Giorno 1

"In vespa" è il nome della rubrica in cui ho intenzione di raccontare le mie esperienze di viaggi solitari, con relative storie, esperienze e link radio. Si parte.
© Luca Occhilupo

Non si può nemmeno immaginare com’è il mare di notte, qui, su un traghetto in mezzo al nulla del Mediterraneo. Il mare di notte visto dal ponte di questa “Penelope” che mi porta al mistero. E il mare, di notte, proprio il mistero porta con sé. Quella schiuma bianca bianca che si forma sotto la chiglia di questo arrugginito gigante del mare, quello spruzzo che insulta l’acqua nera della notte. Non si può spiegare l’effetto che fa, si deve vedere, ci si deve affacciare, guardare in basso e fissarsi su quelle onde che vanno a sbattere sul resto dell’oceano, calmo e profondo. L’ho fatta una foto, ma la macchina non riesce a intrappolare i suoni, né i profumi salati, né le luci buie che creano il tutto, tutto il mistero della vita.

Qui sul ponte, dove la vita e le luci pulsano, nessuno si accorge del silenzio che c’è a pochi metri, o forse fanno solo finta di non accorgersene, così presi dal silenzio delle loro parole alcolizzate.
Ho conosciuto Fabio, un portatore di handicap che senza gambe e in una panda blu 4x4 ha fatto il giro del mondo, e si stava imbarcando per Igoumenitsa, per poi Turchia e Katmandu. Ho conosciuto lui e, con lui, tutta la voglia che si può avere di affrontare la vita senza piangersi addosso, senza il rimpianto.
© Luca Occhilupo

Mi sono appassionato alla storia di Pelope, eroe mitologico che dà il nome a questa terra che proprio oggi si è ribellata, al solo sapere che sto andando a scoprirne i suoi segreti millenari, forse? È gelosa che qualcuno possa prendere a prestito la sua intimità per raccontarla al mondo? Ha vibrato, irata, per tutti i desideri che gli uomini nascondono verso di lei, come una donna che, più fascinosa che mai, odia gli sguardi che automatici si posano sul suo corpo abbronzato e pulito, vogliosi di spogliarla e possederla.
Ma come la donna, neppure la terra può essere posseduta, ma solo accompagnata, portata a braccetto senza chiedere, senza pretendere di averla, solo sperando che venga noi concesso, noi poveri uomini, noi poveri mortali, un bordo delle sue labbra scure, un panorama dei suoi occhi accesi dal fuoco del sole, un sorriso bianco diretto verso il nostro, che ci sforziamo di farla ridere. Stai calma terra, mi avvicino piano e piano vengo a conoscerti, non voglio farti male, né sporcarti, e non voglio farmi male, né sporcarmi. Concedimi le tue dita “rosee”, aprimi la strada ai tuoi boschi in discesa verso il mare che t’incornicia, i tuoi monumenti non li voglio scalfire, ma solo sfiorare con lo sguardo, incantami, fatti desiderare da chi sa stare al suo posto seppur eccitato.
© Luca Occhilupo

All’alba di fronte a me ho Cefalonia e, dietro di lei, le tenui luci dell’alba si fanno spazio tra le sue colline boscose, andando ad appoggiarsi su questo mare piatto che pian piano si copre di luce. Non si pensa a nulla in momenti così e voglio che di momenti così siano fatte queste due settimane.


Se l'articolo ti è piaciuto, iscriviti ai feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del magazine, oppure diventa fan della nostra pagina facebook e seguici su twitter. Se hai la passione per la fotografia non perderti il nostro gruppo su flickr e seguici su instagram.

0 commenti :

Posta un commento

Cosa ne pensi? Hai idee migliori?