11 ottobre 2013

INTERVISTA | Yari Di Giampietro: “Bisogna essere curiosi!”


Deposizione

Si muove tra un’arte istituzionale, i suoi lavori sono stati segnalati dal Premio Compat Prize 2013, e un’espressione più complessa e contorta dove esprime una tecnica pittorica violentemente pop. Yari Di Giampietro è una delle scoperte di Pep Marchegiani, artista coinvolto nella cinquantaquattresima esposizione della Biennale di Venezia, che lo fa esporre nel 2011 nel progetto SterotiPOP, in bilico tra alto e basso, l'artista pescarese trova la possibilità di esprimersi sempre e comunque trovando la capacità di comunicare con diversi linguaggi e non toccando mai ciò che più si deve temere nell’espressione artistica: la banalità.
Schizzi umani 7

- Hai una formazione classica e da qualche anno ti sei avvicinato al Pop Surrealism. Cosa ti ha mosso verso questa corrente?
Ho sempre portato avanti una ricerca figurativa a trecentosessanta gradi, tanto tecnica quanto espressiva, spaziando tra discipline, tecniche e tematiche differenti.
Odio la calcificazione creativa perché altrimenti non ci sarebbe crescita artistica, insomma bisogna essere curiosi!
Negli ultimi tempi di fatto ho preso una pausa di riflessione dalla pittura a olio – che considero la massima espressione artistica – per dedicarmi ad alcune serie di opere realizzate in acquerello dal tono pop surrealist; non è solo una pausa meditativa ma anche uno studio figurativo, spesso dai toni forti, che unisce l’aspetto fisico dell’uomo inteso come animale, e le sue bizzarre contraddizioni esistenziali.

- Anche prima del Pop Surrealism la tua arte iperrealista era ruvida, la tua non è una ricerca del bello armonioso; che impressione vuoi raschiare con le tue opere?
Ruvida sì.
 Credo che il “bello armonioso”, per come lo si intenda, sia una ruffianata.
L’Arte stessa è un’illusione ma il suo fine è la Verità, non certo la rappresentazione di quel bello fasullo che tutti vorrebbero vedere. Ciò che mi interessa è creare immagini, tecnicamente belle, che spingano l’individuo a osservare con la mente, esserne catturato per poi spingersi a una comprensione.

La vera bellezza non è in ciò che appare, ma in ciò che è!
Schizzi umani 2
- Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere, scriveva “L’uomo anche senza saperlo compone sempre la propria vita secondo le leggi della bellezza”. Quali sono le leggi della bellezza secondo la tua visione artistica?
Non certo una bellezza estetica e oggettiva, perché futile e temporanea, quanto piuttosto una percezione intima e soggettiva delle cose che ci circondano perché senza tempo.
L’osservazione come mezzo di comprensione per rivelare ciò che si cela dietro la realtà apparente, entrando in simbiosi con la sola sensibilità dell’occhio verso chi osserva l’opera compiuta e ne voglia codificare il significato, rimanendone segnato.

Toccare le corde della mente col solo sguardo.
The Boss
- La tua arte è piena di particolari come una scrittura fitta, quale libro ti piacerebbe illustrare?
È vero, spesso costruisco immagini proprio partendo dai dettagli perché mi aiutano a raccontare e a dare un certo tono al mio lavoro.
Non è facile rispondere, ma sicuramente mi piacerebbe illustrare i miti greci, con i suoi personaggi cosi folli e allegorici, nonché ricchi di significato.

Link di riferimento: www.yaridg.com
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