18 ottobre 2013

SCHELETRI D'AUTORE | Frida Kahlo, in fuga dal dolore

Una nuova rubrica Scheletri d'autore. L'intenzione è quella di far conoscere gli autori come persone in primis perché spesso le biografie, importantissime per lo svolgimento di una carriera artistica, non sono troppo prese in considerazione. E lo scheletro è quello che compone un'autore, prima ancora dell'opera stessa. Non so se sono riuscita a spiegarmi, ma leggendo capirete!
Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.
Frida Kahlo
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, per tutti Frida Kahlo, è stata prima di tutto una Donna; una donna atta a esercizi fisici di resistenza al dolore, una rivoluzionaria, una femminista e, in ultimo – ma non per ultimo, poiché è difficile scindere la sua vita dalla sua arte - una grande pittrice messicana.
Questa nasce (nel 1907), vive e muore (nel 1954) a Coyoacàn nella casa in cui era nata e che sarà scenario di quella vita sofferente e ribelle di cui Frida sarà protagonista; sì, perché se il dolore potesse essere dipinto sarebbe di certo il colore predominante delle sue tele. Una vita contraddistinta da eventi tragici e una lunga serie di sfortune: nata con la spina dorsale bifida – erroneamente scambiata per una poliomelite – a 18 anni è vittima di un incidente stradale mentre viaggia su un tram. Le molteplici fratture riportate le segneranno la vita, costringendola ingessata a letto per molti anni e a numerose operazioni chirurgiche.
Qui prende forma la sua vocazione artistica: i genitori attrezzano il suo letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto in modo che possa autoritrarsi.
Liberata dal gesso, decide di far conoscere le sue opere; porta i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell'epoca, per avere una sua critica.
Rivera rimane molto colpito tanto dallo stile di Frida, che con la sua pittura rivaluta il passato indigeno e le tradizioni folkloriche attraverso i colori e i simboli della cultura popolare messicana, che da Frida stessa; i due si sposeranno poco tempo dopo.
Frida Kahlo e Diego Rivera
La relazione con Rivera è tormentata: lui, seppur di non piacevole aspetto, è un donnaiolo incapace di rimanere fedele e lei lo ripaga con la stessa moneta. I litigi sono continui e violenti fino ad arrivare alla separazione dopo il tradimento più grave: Diego seduce la sorella di Frida, Cristina. Divorziano e la rottura sembra essere definitiva.
Frida è stordita, si rinchiude in una solitudine fatta di droga, alcool e sesso, dando il via a quelle tendenze omosessuali che erano state sempre latenti in lei.
Tuttavia, la separazione dal marito segna il momento di massimo splendore della sua arte: affina la tecnica ed inizia ad essere conosciuta anche negli Stati Uniti e in Europa.
Purtroppo il suo corpo straziato inizia a dare segni di cedimento; subisce altre operazioni e nel 1940 ritorna in contatto con Rivera per poi sposarsi nuovamente.
Dopo un ultimo viaggio a Parigi, dove viene riconosciuta pittrice di fama internazionale, torna in patria: sarà la prima donna ad ottenere una mostra personale a Città del Messico.
Undici giorni prima di morire dipinge il suo ultimo quadro “Viva la vida“, l’ultimo saluto. Una natura morta che rappresenta due angurie succose, rosse, appetitose e ricche: come ricca Frida considererò sempre la vita.
Viva la vida di Frida Kahlo
Il titolo dell'album della band Britannica dei Coldplay del 2009 intitolato Viva la Vida or Death and All His Friends si ispira a questa celebre frase.
Julie Taymor nel 2002 ha diretto “Frida”, tratto dalla biografia e interpretato da Salma Hayek.
Ricordiamo, infine, la mostra in suo onore che si terrà dal 20 marzo al 13 luglio 2014 a Roma alle Scuderie del Quirinale. Un'occasione per vedere le sue opere da vicino.


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