16 novembre 2013

DIARY 2.0 | Il tennis a Roma - 10

Le braccia allungate verso il basso, le spalle un po’ abbassate e scapole e faccia un po’ in avanti, a mo' di bertuccia.
Quel peso che faceva tenere le spalle rigide e dritte, e alimentava la tensione, è svanito.
Finalmente rilassamento, sfinimento, non ce la faceva più.
Dopo 5 set e un tie break 25 a 23 la bertuccia è Tempra che ha battuto Mitico nel match più atteso agli interrionali Open Core dell’XI municipio.
Non era il match del secolo, non c’era RaiSport ma tutti i ragazzini e le ragazzine dei circoli erano andati per tifare Andrassi, lui è molto amato dai giovani.
Mitico è nato nel cuore del rione Garbatella, è figlio dei fondatori del primo circolo di tennis su terrazza panoramica.
Mitico ha i capelli più belli del rione.
E’ debole sulla battuta, ma fantastico nelle voleè sotto rete.
Grande fondista, non c’è palla che non sia in grado di raggiungere. Ha le sue pause, perché non riesce a ribattere una palla senza fare una domanda o un’affermazione al suo avversario, del tipo "Questa non la puoi prendere" "Rispondi di rovescio" e quest’atteggiamento comunicativo gli fa perdere concentrazione e rabbia e spesso anche le partite, anche se rimane il giocatore più forte tecnicamente e fisicamente.
Tempra la conoscono tutti; già, "la" conoscono, perché è donna.
In questo torneo inter-rionale non si distingue tra sessi dei giocatori, l’importante è l’appartenenza al municipio e il livello dei giocatori/trici.
E Tempra è veramente forte; sin da piccola strapazzava i suoi coetanei maschi. Per lei, quando gioca, si muove tutta la parte sud del municipio, Eur, Magliana, Laurentino, Ardeatino e tutta la parte dell’Appio Latino.
Del suo tifo fanno parte anche tutto quel gruppo di followers, facebookiani fans di questa splendida giocatrice che è anche ottima fotografa e grande internettara; la condividono sul Web 2.0 e la sostengono sui campi da tennis.
Tempra è di via Latina, e il suo cognome è del Padre Jugoslavo, come si definisce anacronisticamente ancora lui stesso.
Tempra ha gli occhi grandi e le labbra più belle del suo rione e le sue mise esercitano un forte richiamo fascinale per entrambi i sessi, adulti.
Ad ogni suo incontro è forte il rischio che la partita si trasformi da semplice evento sportivo a dibattito sull’arte, l’espressività, perché durante le partite non si fa mancare il tempo, tra una battuta e un punto sotto rete, di rispondere a gran voce alle salaci o argute invettive che il suo pubblico ama rivolgergli.
E’ una giocatrice che fa della concentrazione e determinazione la sua arma migliore, e queste sue qualità si esaltano quando incrocia la racchetta con un rappresentante dell’altro sesso, e ancora di più quando quel rappresentante del sesso forte è il Mitico.
L’XI come tutta Roma è grande e, nonostante l’ottimo lavoro dei rappresentanti politici per favorire il senso della comunità, le famiglie Mitico e Tempra condividevano soltanto la sede della circoscrizione e la soddisfazione di leggere dai risultati elettorali di ogni elezione, che il loro municipio risultava indiscutibilmente quello dove la sinistra, di tutti i tipi, raccoglieva le più alte adesioni di tutta Roma.
Mitico e Tempra non erano mai stati compagni di scuola, mai si erano incontrati ad una delle tante occasioni aggregative che il municipio proponeva.
E neppure lo sport, la forte passione che condividevano, li aveva avvicinati, perché è da 2 anni che il torneo inter-rionale di tennis si è trasformato in un sexopen. O Open core
Ognuno frequentava il suo circolo e faceva le sue partite e i suoi tornei.
Il padre e la madre di Tempra avevano una piccola casa editrice e gestivano la libreria di Via Appia, attività che non si incrociava mai con quelle della famiglia di Mitico.
Eppure chiunque li vedesse insieme, li sentisse parlare, o giocare uno contro l’altra aveva la sensazione che quei due, oltre ad essere assolutamente innamorati, si conoscessero da sempre.
Uno spettacolo sentire Mitico mentre gioca contro Tempra. Il suo atteggiamento discorsivo, diventa un dialogo continuo e costante, senza parlare di quando lei imbastisce quelle specie di tavole rotonde sulla bellezza, la volgarità o quello che è, col pubblico e Mitico, chiede sospensioni di tempo per intervenire, non vuole certo lasciare sola Chiara a gestire quell’ambaradam, e poi vuole dire la sua.
Fatto sta che questa finale della seconda edizione del torneo inter-rionale Open core è stata fatta iniziare alle 9 di mattina per evitare che, come l’anno precedente, sempre con Mitico e Tempra finalisti, si dovessero usare tutti gli scuolabus del municipio per riportare a casa la gente che non sapeva come rincasare alle 4 del mattino, ora ufficiale dell’assegnazione della coppa.

Tempra e Mitico si sono incontrati per la prima volta esattamente un anno fa, sul campo da gioco.
Nelle fasi eliminatorie del torneo non avevano neanche avuto modo di incrociarsi, e quindi è stato all’inizio della finale che si sono visti per la prima volta nella loro vita.

E il pubblico tutto, fans di Mitico o di Tempra, dell’Appio Latino o della Garbatella, riempiono le tribune del centro sportivo Enrico Berlinguer per godere della bellezza di questo gioco allungato dall’amore.


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