20 novembre 2013

IN VESPA | Il Mediterraneo che unisce - Peloponneso, Giorno 4

Tu lo conosci il Mediterraneo? È forse questo mare che ci rende così simili? Perché è vero, noi gente del mezzogiorno siamo così simili a questo popolo. Solo la lingua ci accomuna agli italiani sopra Roma, ma per il resto la mentalità, il modo di vivere, la voglia stessa di vivere, è così diversa in Italia, tra nord e sud. Allora ci ho pensato su e credo che sia proprio il Mediterraneo ad avvicinarci al popolo greco. La tranquillità, la pace, il silenzio e la pazienza che le sue onde leggere ispirano hanno plasmato gli animi di queste genti e le hanno placate, le hanno rese capaci di evadere dalla velocità e dallo stress della vita.
C’è una poesia che recita:
Prova a liberarti da quel male che hai nel cuore,
piuttosto che rischiare di morire dal dolore,
rilassati un momento, manda tutto a quel paese,
fermati un secondo o ne pagherai le spese,
di tutto questo stress, di correre e sgobbare,
senza un attimo, bellissimo, neppure per amare,
perché lì, solo lì, tu puoi trovare un senso,
amare senza fiato rende il battito più intenso.
Vuoi un consiglio?
Chi va troppo veloce, presto muore!
Vai più piano, resta calmo, goditi l’amore.
Durante un viaggio del genere impari a guardarti intorno in maniera diversa. Un viaggio aiuta a perfezionare la pazienza ed essere pazienti è ciò di cui si ha bisogno per pregustare e gustare la felicità. Avevo disperato bisogno d’acqua, l’ho trovata in abbondanza su un’acropoli che sfiora il paradiso, avevo disperato bisogno di mare calmo, l’ho trovato, fermo immobile, ai piedi di quella montagna, che accompagnava la morte del sole. Grazie a Tanas, un eroe per il suo eremitismo, lì da solo, ad aspettare di parlare di calcio e di scommesse con qualcuno, e un piccolo grazie all’uomo scalzo e borbottante nei pressi del silenzioso monastero di Vulcano.

Un viaggio, un viaggio fatto in questo modo, dove puoi gridare che nessuno ti sente, dove puoi spegnere la vespa in discesa e ascoltare solo la natura intorno a te, ecco, un viaggio così ti aiuta a comprendere tutti i segnali che il mondo ti invia, da una farfalla che ti sfreccia davanti mentre tu stai sfrecciando a 80 all’ora, al volo di un uccello che spicca alto il volo e ti indica la strada, fino a, perché no, anche il regalo marroncino di quell’uccello sull’unico specchietto che hai, e in pieno poi. E arrivi a piazzare la tua vespa dove Epaminonda piazzò i suoi baluardi, la parcheggi lì, dove i greci hanno scritto: antica Messene, due antichità a confronto che confrontano il loro fascino senza tempo.

A chi? A lei, grazie per il mio foulard grigio che mi protegge il viso dai raggi ed è così bello vederlo, svolazzante, nell’ombra che accompagna il mio viaggiare sotto il sole.


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