6 novembre 2013

IN VESPA | Peloponneso, Giorno 2

© Luca Occhilupo

Quando arrivi a Patrasso in un bar che ispira relax nonostante i treni che sferragliano a 2 metri dai tavolini e fanno vibrare i bicchieri, e una volta seduto noti che ci sono 3 greche che si incuriosiscono alla tua vista, quando poi le squadri e ti accorgi che sono una più fica dell’altra, ecco, una volta sbarcato a Patrasso e vedendo tutto questo, capisci che la giornata non può che andare bene. E così è, nonostante il freno anteriore da aggiustare.

Quando sbagli volontariamente strada e vai a finire su una litoranea a ridosso del mare, le cui onde, sbattendo su quei 20 cm di cemento che dividono la terraferma dall’acqua, ti arrivano addosso e tu, fortunato, ci passi proprio sotto, come succede ai surfisti americani che prendono perfettamente l’onda e si incuneano nel cunicolo formato da quest’ultima, uscendo illesi e quasi asciutti, quando ti arriva qualche schizzo in faccia e sulle gambe nude, non puoi che sorridere e ringraziare iddio di aver voluto lasciare la via conosciuta per andare lì dove la strada termina con una panchina, fradicia, e niente più.
© Luca Occhilupo

Quando scorgi da lontano un laghetto e lo vuoi ammirare più da vicino e poi decidi di continuare a costeggiarlo e vedi un sentiero di sabbia che taglia in due un monte e decidi, nonostante tutti i bagagli e il freno anteriore rotto, di prendere quella strada che chissà dove porta; ecco, quando alla fine quella strada, dopo mille buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori, porta ad una spiaggetta incontaminata e paradisiaca con un baretto da niente per servire i pochi greci che conoscono quel luogo, ringrazi iddio di aver scelto la curiosità piuttosto che la certezza.

E hai fatto bene, infine, ad andare sul Kastro, dove due tedeschi di origine greca ti hanno parlato delle loro vespe lasciate in Germania e ti hanno rivelato che poco prima di vedere la tua PX sommersa di bagagli, si erano detti scherzando che un giorno le avrebbero dovute portare ad Ancona e arrivarci in Grecia, con quelle vespe.
© Luca Occhilupo

Infine Olimpia, con quello che domani porterà.


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