8 novembre 2013

INTERVISTA | Sam Punzina: “Il colore prende vie inaspettate”

Penso che stiamo entrando in un periodo rivoluzionario di intimità tra scrittore e lettore. 
La scrittrice londinese Zadie Smith prospetta un periodo in cui finalmente il lettore si avvicinerà alle parole che legge. Alla domanda “perché scrivere?” risponde “per esprimere la realtà delle capacità umane”*. Credo che un pensiero valido per una produzione artistica sia riferibile a tutte le altre, e la capacità di ritrovare e proporre immagini semplici nonostante la formazione accademica di Sam Punzina dimostra questa rivoluzione culturale in atto. Un rapporto diretto che prevarica le indicazioni da parte di figure esterne al fare arte e che dà modo allo spettatore di essere libero di sentire davanti a ciò che vede. Per questo Sam Punzina non deve rinchiudere i suoi lavori in linee dogmatiche, per questo può essere libera e declinare ogni responsabilità sul movimento che i colori prendono sulle sue tele, come artista sa già che le sarà facile essere compresa. Sam Punzina crea un ponte che lega la manualità più semplice al pensiero anch’esso non elaborato, si avvicina al pubblico che pretende di decidere e si avvicina a ciò che più lo rappresenta. L’artista siciliana ha compreso che il rapporto tra il pubblico e il suo colore è fondamentale e sta vivendo un autunno caldo con la sua personale a Teramo dal 21 settembre: Un ponte sospeso su meraviglie di cartone, un’asta benefica che si è tenuta il 3 ottobre a Milano: Scusate il disturbo e ha iniziato novembre con Nü shu, una collettiva presso la galleria Europa di Camaiore in provincia di Lucca.
Nü shu in cinese significa “scrittura delle donne”, Sam Punzina, come la Smith, ci spiega perché è così importante “scrivere”.
Il gatto blu ne giardino caotico
• Eviti la linea, non rinchiudendo le tue creature che diventano macchie di gelatina colorata, come diffondi i tuoi colori e inventi il tuo mondo?
Evito qualsiasi disegno nella base dei miei dipinti, ho un’idea in mente e il colore fa il resto. Sono smalti colati lentamente o freneticamente a secondo dell’effetto che voglio ottenere. Lavoro sul pavimento circondata da più tele, sembra la scena di un omicidio alla Dexter [serie televisiva statunitense, N.d.R.] con tutto quel nylon, dopo aver deciso il colore di fondo, prendo delle bacchette di legno e lì comincia la magia. Del mio mondo surreale amo l’imprevedibilità fantasiosa, in ogni goccia puoi vederci di tutto... Alle volte il colore e il quadro stesso prendono delle vie inaspettate, questa libertà riesce a stupirmi e a sorprendermi piacevolmente, per questo non uso linee, limitazioni o contorni netti. Lavoro su più strati in modo che ogni colore sovrasti quello sotto e si crei uno spessore materico denso e lucido che una volta asciutto possa regalare un’esperienza, oltre che visiva, tattile.
Una notte niente male
• Nei tuoi quadri il panorama è irreale, legato al mondo dei cartoons, i colori sono sgargianti e privi di sfumature, quali sono i tuoi riferimenti artistici?
La vita e l’arte sono una continua ricerca, io leggo e osservo molto, la mia mente è sempre attiva in questo senso, non riesco a staccare nemmeno la notte e molti dei miei dipinti sono frutto dei miei strambi sogni.
Nei miei lavori ci sono richiami ai cartoons e alle fiabe, ma sono le mie fiabe, non mi piace attingere alla cultura popolare o rivisitare qualcosa di già fatto, il mio animo da bambina è sempre vivo, cerco sempre di ricordarmene mentre dipingo. Sono fortemente attratta dalla natura e dalla sua curiosa complessità, mi interessa unire nella stessa visione cose che altrimenti nella realtà non potrebbero convivere, come ad esempio le mie “meduse d’aria”.
I miei riferimenti artistici sono diversi: dal dripping di Jackson Pollock all'arte pop in generale per i suoi colori netti, sgargianti e vivaci, dall’arte nipponica e in particolare alla poetica SuperFlat di Takashi Murakami per la sua semplicità espressiva e per l’assenza di ogni riferimento prospettico alle opere di Jeff Koons per la loro giocosità visiva, a Peter Doig per la poeticità e la leggerezza misteriosa che aleggia nei suoi dipinti, e poi ovviamente i diversi artisti del Pop Surrealism, che amo e scopro giorno dopo giorno.
• I tuoi colori ricamano la tela e si differenziano molto dalla produzione pop surrealist che ormai ha preso piede in Italia e che occupa, con mostre collettive a cui hai preso parte, spazi istituzionali come il Castello di Montaldo di Torino e il museo Casa del Conte Verde a Rivoli. Quali aspetti di questa corrente artistica suscitano il tuo interesse?
Il mio lavoro si accosta al Pop Surrealism, ma non ne subisce un’influenza tale da ricalcarne tutti tratti salienti. È un mondo pop per i colori e surreale per i contenuti, ma a modo mio, forse è anche un po’ naif per certi versi. Mi piace definirle “poesie dell’anima”.
Non sono brava con le etichette e le classificazioni, ho capito che il mio lavoro faceva parte del Pop Surrealismo solo quando sono stata scelta per la mostra Stay Foolish a Rivoli. Ero incredula, stupita ed emozionatissima al tempo stesso, avevo gli occhi a cuoricino (proprio come succede nei cartoons) esporre con i mostri sacri: Mark Ryden, Joe Sorren, Camille Rose Garcia, Ray Caesar, Yosuke Ueno, Nicoletta Ceccoli, per me era una cosa inarrivabile, un onore, una gioia e una responsabilità enorme. Lì ho realizzato che la direzione che aveva preso la mia pittura era quella giusta.
Adoro perdermi dentro i dipinti pop surrealisti, ne apprezzo la meticolosità delle sfumature, le atmosfere apocalittiche e gotiche, i particolari nella composizione, i personaggi dagli occhioni grandi ed espressivi, sono tutti elementi che mi attirano molto e che mi piacerebbe fare miei, pur restando fedele allo stile che mi contraddistingue.
Penso che non si diventi artisti surreali, lo si è e basta, voglio restare fedele a quello che sento dentro di me e che voglio condividere con gli altri, è il mio linguaggio interiore, mi appartiene e lo dono agli altri per renderli partecipi, per commuoverli, per farli emozionare in qualche modo che altrimenti non saprei fare.
• Hai partecipato a molte collettive in Italia e all’estero, quale artista che ti ha affiancato ti ha più emozionato?
Ogni mostra, ogni luogo, ogni artista mi lascia qualcosa; qualcosa che mi tocca nel profondo, che mi stimola, mi entusiasma, non c'è un artista in particolare che mi ha emozionato più di un altro, ognuno di loro per me è speciale quanto prezioso. Però devo confessare che adoro Luciano Civettini, è una fonte di ispirazione, è respiro artistico allo stato puro, ma silenzio qualcuno potrebbe ingelosirsi.
Io tengo a ringraziare tutti loro per quello che mi hanno dato inconsapevolmente e per quello che continuano a dare creando le loro opere d’arte e condividendole con tutti. La condivisione è ciò che ci rende artisti, se facessimo arte solo per noi stessi sarebbe molto triste e riduttivo, questo mondo malato ha bisogno di sogni e viaggi surreali, credo che noi siamo qui per questo.
* Zadie Smith, Perché scrivere, Minimum Fax, Roma, 2011; pag. 33

Link di riferimento: www.piziarte.net


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