29 novembre 2013

SCHELETRI D'AUTORE | Henri de Toulouse-Lautrec e le luci del Cabaret

L'amore è quando il desiderio di essere desiderato ti fa stare così male che senti di poter morire.
Francia: Parigi, fine 1800.
L’impressionismo è agli sgoccioli, il mondo si muove sempre più velocemente alla ricerca dello spettacolo e del varietà; qui, in condizioni fisiche difficili, ma con grande spirito artistico e determinazione, muove i primi passi Henri de Toulouse-Lautrec destinato a diventare uno dei maggiori artisti di fine Ottocento nonché uno dei massimi esponenti dello spirito bohémien.
Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa nasce nel 1864 ad Albi, nel castello medievale di famiglia, le cui origini nobili risalgono fino a Carlo Magno; costoro, risentono ancora dell’effetto dei matrimoni avvenuti tra consanguinei delle generazioni precedenti ed Henri, per questo, soffrì di diverse malattie genetiche.
In seguito al divorzio dei genitori, si trasferisce con la madre a Parigi dove frequenta il Lycéè Fontanes e conosce Maurice Joyant destinato a diventare suo fido amico nonché, alla morte del Nostro, suo biografo e fondatore, ad Albi, del museo a lui dedicato.
Nel 1878 un tragico evento lo segna profondamente: inciampa sul parquet della sua casa rompendosi il femore sinistro. L'anno dopo, mentre si trova a Barèges, cade in un fossato, riportando la rottura dell'altra gamba. Toulouse-Lautrec ha anche un'altra malattia, la picnodisostosi, che non gli permette di guarire dalle fratture che ha riportato: i suoi arti inferiori smettono così di crescere e la sua altezza in età adulta è di un metro e cinquantadue centimetri.
Fisicamente inadatto a svolgere le attività sportive e di caccia intraprese dagli uomini del suo ceto sociale, Henri si dedica, anima e corpo, alla pittura.
Nel 1881 continua a eseguire vari disegni in un taccuino che chiama "Cahier Zig Zags". I soggetti delle opere che realizza in questo periodo sono la sua famiglia, il mare, le battute di caccia, i cavalli.
Come Van Gogh e Gaugin anch’egli evade dalla società; però, mentre i primi due lo fanno ricercando il mondo e le origini nei contadini o nelle isole del Pacifico, Toulouse–Lautrec evade rifugiandosi in quel mondo colorato ed equivoco fatto di bordelli e locali di cabaret dove ha la possibilità di incontrare barboni e reietti, ubriachi e prostitute con i quali condivide i suoi giorni e che diventano protagonisti assoluti delle sue opere.
Sul finire degli anni Ottanta dell'Ottocento ha la possibilità di esporre con il gruppo di artisti "Les XX".
A questo periodo risale il trasferimento di Henri a Montmartre luogo che fu un'inesauribile fonte di ispirazione e in cui apre, nel 1886, un proprio atelier di pittore e dove, nel 1889, diventa ospite fisso del Moulin Rouge per il quale realizzò il "Ballo al Moulin Rouge", del 1892: è il periodo di massima notorietà per Henri.
Molti dei personaggi del cabaret, tra cui La Goulue, Yvette Guilbert, la ballerina Jane Avril, il proprietario di cabaret Aristide Bruant, Valentin le Désossé, furono resi immortali grazie ai quadri e ai manifesti di Lautrec.
Negli anni successivi viaggia molto toccando paesi quali Olanda, Spagna, Russia, Inghilterra e Belgio e la sua notorietà è tale che numerose riviste francesi si rivolgono a lui per la realizzazione di litografie e manifesti. Se dal punto di vista artistico ottiene grande successo, vive una difficile situazione a livello personale dettata dalla sua condizione fisica. In questi anni affoga i suoi dispiaceri nell'alcool e vive numerose crisi depressive fino ad essere ricoverato in una clinica psichiatrica.
Uscitone dopo qualche mese, riprende soprattutto a dipingere fino a quando, nel 1910 un colpo apoplettico gli procura una semiparalisi: muore all’età di trentasette anni.
La vita e le opere di questo grande artista sono state soggetto di molti film; tra questi ricordiamo il più recente: Moulin Rouge!, un film musical del 2001 del regista Baz Luhrmann.
La figura di Henri de Toulouse-Lautrec, racchiudibile nelle quattro parole chiave del suddetto lungometraggio Libertà - Bellezza - Verità – Amore, può essere la conferma alle parole di Fabrizio De Andrè nella celeberrima canzone “Un Giudice”:
[…] Passano gli anni i mesi, e se li conti anche i minuti. È triste trovarsi adulti senza essere cresciuti, la maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo, fino a dire che un nano è una carogna di sicuro, perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo.


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