11 marzo 2014

INTERVISTA | Matteo Nesti e Daria Palotti, Cappuccetto rosso e il lupo cattivo

Chi ha paura del lupo cattivo? Nessuno, perché il lupo, nella versione dell’illustratrice Daria Palotti e dello scrittore Matteo Nesti, è l’alter ego della piccola fanciulla incappucciata di rosso che disobbedisce al monito per incappare in un’avventura che per Perrault non aveva nessun lieto fine. Il cacciatore della versione dei fratelli Grimm ricompare in questa nuova versione edita dalla piccola casa editrice toscana. Matteo Nesti trasforma la favola in brevi e sintetiche frasi che non costituiscono un vero e proprio racconto, ma una serie di sensazioni poetiche vissute da Cappuccetto rosso che si incammina nella luce blu disegnata da Daria Palotti. Sembra quasi che il lupo e la fanciulla si rincorrano e si chiamino in uno strano rapporto di attrazione che farà rinascere la nuova Cappuccetto. La nonna e il cacciatore compaiono solo in ombra di profilo o esprimono il gesto con l’incursione dell’immagine di una mano: il lupo è il destino inevitabile, un destino che gli altri personaggi della favola servono solo a spiegare e a guidare ancora di più.


Le tavole di questa favola illustrata sono state in mostra fino al 7 marzo 2014 all’HulaHoop Club e hanno accompagnato quattro tavole inedite di Daria Palotti sull’amore e sul circo. Lo spazio ibrido romano continua il lavoro di ricerca sulle piccole case editrici indipendenti che scoprono nuovi autori e illustratori, perché le favole bisogna raccontarle mille e mille volte.


• Riscrivere una favola che ha avuto mille reinterpretazioni letterarie già Perrault e dei fratelli Grimm ne davano finali differenti, deve essere quasi più complesso che inventarsene una nuova. Come ci si approccia ai classici per l’infanzia e come si impara da questi?
M. N. La mia esperienza di educatore, spesso a contatto con bambini e adolescenti, mi predispone all’empatia nei confronti della ragazzina Cappuccetto rosso nella quale rivedo tanti giovani che spesso sono quasi obbligati al conflitto da convenzioni culturali e morali, dall’egocentrismo degli adulti e dallo scarso credito di cui godono in una società spesso non a loro misura. Allora provo a guardare con gli occhi di Cappuccetto adolescente al momento in cui, il Lupo finalmente si presenta sulla sua strada in carne e ossa: fascinazione, la paura, il bisogno di fare appello alle generazioni precedenti e avere la sensazione che quello che ti hanno insegnato non sia adeguato a quello che provi e non ti dà quello che ti serve, e poi la consapevolezza della necessità di fare tuo il Lupo e comprenderlo per poterlo superare. Il Lupo nella mia rilettura non è un evento drammatico, ma un’esperienza emotivamente intensa e nuova, necessaria e ineludibile nella vita di una persona, che ha in sé il costruttivo e il distruttivo, ma che se affrontata interiormente in modo adeguato pone le basi di una crescita. Le versioni classiche offrono un monito e una censura, presentando il Lupo come un’entità negativa e configurando come soluzione la rimozione dalla propria strada di ogni possibile fonte di criticità.


• Un libro illustrato è un rapporto continuo di collaborazione? Com’è vivere con chi disegna le tue parole oltre che le proprie fantasie?
M. N. Tavole e parole sono nate insieme e hanno proceduto parallelamente e con tempi diversi, ma spesso si sono incontrate e influenzate. Non ci siamo, Daria e io, parlati e spiegati rispetto ai propri punti di vista, ci siamo lasciati contaminare attraverso i rispettivi lavori. Naturalmente poi ha avuto particolare importanza lo stretto rapporto che c’è fra noi. È sempre molto stimolante pensare che una cosa che scrivi potrebbe essere interpretata da un’artista di cui ami lo stile e che potresti addirittura ispirare.


• La copertina del libro edito da Matithyah è doppia: la fanciulla sul fronte e sul retro il lupo, quasi come se non fossero i protagonisti della favola ma l’uno l’immagine speculare dell’altra. In tutte le favole c’è il bene e il male, Cappuccetto e il Lupo cattivo conoscono i loro ruoli?
D.P. L’idea di mettere il lupo sul retro è stata mia. In realtà l’immagine del Lupo era nata per l’interno del libro: il Lupo ha gli occhi chiusi in seguito all’uccisione, ma arrivati a impaginare l’immagine del Lupo morto non ci piaceva più, e allora è stato messo in retro copertina dove ha assunto un altro significato: quello speculare rispetto a Cappuccetto, quello di coprotagonista. Cappuccetto non conosce ancora il suo ruolo, lo sta scoprendo, sta per intraprendere il viaggio nel bosco che la renderà diversa e più consapevole di se stessa e del Lupo, lui conosce il suo ruolo ma forse non sa che è più innamorato che affamato.


• Oltre a far spiccare il rosso hai prediletto l’azzurro per far brillare la foresta, perché illuminare il buio?
D.P. Ho un problema con il verde, non in sé, ma quando devo usarlo nei miei lavori. La mia tavolozza è molto ristretta in effetti, non so bene perché, comunque quando c'è stato da disegnar tutta quell'erba e quel bosco non ci ho pensato un attimo a far tutto blu e sono contenta che il blu illumini il buio, perché lo fa risaltare ancora di più.

Matteo Nesti e Daria PalottiCappuccetto rosso, Matithyah edizioni, Pondera (PI), €15


Link di riferimento: www.dariapalotti.it | www.matithyah.it | www.hulahoopclub.it


Se l'articolo ti è piaciuto, iscriviti ai feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del magazine, oppure diventa fan della nostra pagina facebook e seguici su twitter. Se hai la passione per la fotografia non perderti il nostro gruppo su flickr e seguici su instagram.

0 commenti :

Posta un commento

Cosa ne pensi? Hai idee migliori?